MEDITAZIONE
(Spiegazioni - Interpretazioni)
La vera meditazione è assorbirsi in Dio
che diventa il solo pensiero, il solo scopo.
Solo Dio, Dio solo.
La meditazione non è altro che mettersi al di sopra dei desideri.
Lo scopo della meditazione è l'eliminazione della mente.
La meditazione è la costante ricerca sulla domanda: chi sono io?
La meditazione è l’aderenza alla verità.
La meditazione è una costante ricerca interiore su "chi sono io"?
su che cosa c'è in me di amabile, e cosa di sgradevole.
La meditazione non è un rito di adorazione di qualche divinità,
ma un metodo di sviluppo della propria coscienza.
Meditare significa cancellare il bagaglio delle esperienze accumulate
per rapportarsi direttamente alla realtà.
Se vi sedete a meditare dimenticate il corpo,
'Meditazione' significa rinunciare all'attaccamento corporeo
e sviluppare la consapevolezza Atmica.
Ogni volta e dovunque ti metta in contatto con Dio,
sei in stato di meditazione.
Se vi sedete a meditare dimenticate il corpo;
meditazione significa rinunciare all'attaccamento corporeo
e sviluppare la consapevolezza atmica.
(discorso del 5.10.2003)
Molte persone fanno meditazione.
Qual’è lo scopo della meditazione?
E’ solo un esercizio per controllare la mente
e raggiungere la concentrazione.
Voi dovete sbarazzarvi degli attaccamenti al corpo
e raggiungere il samadhi, che significa “stato di equanimità”.
Voi non dovreste identificarvi né con la gioia per gli eventi felici
né essere
depressi per le miserevoli esperienze.
La meditazione è l'ascoltare la musica celeste, il flauto di Krishna.
Essa affina l'orecchio interiore alla giusta melodia.
Perchè meditate? Qual’è lo scopo? Che cos’è la meditazione? Chi è colui che medita?
Colui che medita, la meditazione ed il Fine della meditazione, sono la stessa cosa.
Quando realizziamo l'Unità nella Trinità non abbiamo bisogno di
fare altro.
Meditazione significa fusione in Dio.
E' un'attività interiore dell'uomo che comporta una profonda pace soggettiva,
lo svuotamento della mente e l'immersione di sé stessi nella luce che nasce dalla scintilla divina interiore.
Tutte le discipline spirituali, come la preghiera, i canti e la meditazione,
hanno lo scopo di pulire la mente e purificare il cuore.
Se volete meditare, dovete saperlo fare.
Voi vi sedete per meditare, ma, se non ci state con la mente, siete in squilibrio.
Se non riuscite a concentrarvi, per qual ragione vi mettete a sedere nella postura della meditazione?
Per meditare, quindi, avete bisogno di capacità e vi chiederete: che cosa voglio? In quale forma?
Qual è la mia forma personale di concentrazione? Ecco il modo di usare le capacità.
Come dicono i Veda, «Con la pratica, la costante pratica, imparate qualunque cosa».
Si
perde tanto tempo e s’intraprendono numerose discipline spirituali. Non c’è
n’è bisogno.
E’ opportuna la pratica solo per un certo tempo, come il sedersi in meditazione;
ma una volta riconosciuta la Verità fondamentale, non c’è più bisogno di meditazione,
di japa (ripetizione del Nome di Dio), di yoga o di austerità.
Attraverso un processo di meditazione si può realizzare l'onnipresenza del Creatore che permea e sostiene il Cosmo.
Il Vedanta afferma che nello stato fisico c'è movimento, ma in quello brahmanico c'è stabilità.
Perciò, scopo della Meditazione (Dhyana) è raggiungere la condizione di stabilità propria di Dio (Brahman).
Che cos’è la meditazione? Meditazione significa ekâgratâ (concentrazione sulla visione interiore del Sé Universale).
Consiste nel visualizzare un’immagine in uno stato di assoluta immobilità del corpo e con la mente esente da illusione ma,
ovunque ci sia un uomo, c’è anche la mente; non c’è luogo al mondo dove la mente non sia: essa è onnipresente.
Si asserisce: “Solo la mente è responsabile della schiavitù come della liberazione.”
Noi diciamo di essere felici; da dove proviene tale felicità?
Certamente non dall’esterno: essa sgorga dal cuore. La natura della mente è l’instabilità.
Essa è nella nostra natura, non proviene dal di fuori.
Tutte le relazioni che intratteniamo col mondo oggettivo sono solo illusorie.
Supponiamo che sposiate una ragazza: da quel momento in poi, voi avete con lei una relazione come marito e moglie.
Anche prima del matrimonio voi due esistevate in questo mondo ma tale relazione non c’era;
dall’istante in cui siete sposati, pensate che ella sia vostra
parente. Pertanto si tratta di una relazione mentale.
La ricerca spirituale implica il risveglio del cuore attraverso la meditazione.
È così che una qualità come la compassione emerge dal cuore.
Il cuore degli uomini, che dovrebbe essere un oceano di latte,
è diventato un oceano di acqua salmastra,
infestato da creature quali l’odio, la lussuria e l’avidità.
Se vi situate al livello dei sensi, la vostra pretesa meditazione non è che un’azione.
La meditazione autentica non è confinata in un tempo e uno spazio particolari.
La vera meditazione è un sistema di vita.
Tutto ciò che facciamo con amore è meditazione;
tutto ciò che è fatto nell’interesse di Dio appartiene all’Amore Divino.
Tutte le forme sono divine e tutto ciò che iniziate è meditazione.
Se guardate la vita sotto questa ottica, ciò che fate equivale a una meditazione.
Voi siete rimasti belli seduti per delle ore, ma se l’amore vi fa difetto,
non potete assolutamente parlare di meditazione. Ciò che importa è l’amore.
Il
corpo è un ricettacolo di sudiciume, è incline ad ammalarsi
ed
è soggetto a cambiare nel tempo.
Non
può attraversare l’oceano del samsâra.
Esso
non è altro che un mucchio di ossa.
O
mente! Non farti sviare dall’illusione che il corpo sia permanente.
Prendi
invece rifugio ai divini Piedi di Loto.
È un grave errore identificarsi col corpo.
Rinunciate all’attaccamento al corpo e sviluppate la Coscienza atmica.
Solo allora capirete e sperimenterete la vostra vera forma, che è l’Âtma.
Altrimenti, al minimo malessere fisico, come un mal di stomaco o un mal di testa, starete in ansia.
Le malattie fisiche sono come nuvole di passaggio.
Fino a quando vivrete nella coscienza corporea ne sarete affetti.
Una volta che riuscirete a rinunciare all’attaccamento al corpo non sarete più legati ad esso e alle sue limitazioni.
Se vi sedete a meditare, dimenticate il corpo;
‘meditazione’ significa rinunciare a dehâbhimâna (l’attaccamento al corpo)
e sviluppare la consapevolezza atmica.
Sono in molti a fare la ripetizione del Nome di Dio e la meditazione,
ma né l’una né l’altra servono a granché, anche se,
in un appropriato lasso di tempo, possono apportare qualche cambiamento.
Esse possono conferire solo risultati temporanei, ma non possono garantire la Beatitudine eterna.
L'uomo può studiare per mezzo della pratica e della sincerità.
Al fine di imparare, è richiesta una pratica sincera ed è sempre per mezzo della pratica che voi meditate;
attraverso la meditazione voi potete coltivare il Sacrificio e, grazie ad Esso, potete diventare pieni di Pace.
Perciò, la pratica è essenziale ad ogni cosa.
Pratichiamo Sadhana inutili: ci sediamo in meditazione per ore e facciamo Sadhana solo attraverso il corpo.
DOBBIAMO PRATICARE ATTRAVERSO IL CUORE!!
Siate buoni, vedete il bene, ascoltate il bene, parlate bene e fate bene.
Questa disciplina ha come base i buoni pensieri, il che implica il controllo della mente.
Dovete compiere ogni azione come offerta a Dio.
Uno dei mezzi per raggiungere la stabilità mentale è la meditazione.
La gente siede in meditazione: il corpo è nella posizione seduta, ma la mente è al mercato.
Piuttosto che fare meditazione in quel modo, è meglio che vi alziate, usciate ed andiate a fare i lavori di casa!!
Molti fanno meditazione, cantano i Bhajan, recitano rosari, ma questo è solo per la soddisfazione mentale.
Perchè meditate? Qual’è lo scopo? Che cos’è la meditazione? Chi è colui che medita?
Colui che medita, la meditazione ed il Fine della meditazione, sono la stessa cosa.
Quando realizziamo l'Unità nella Trinità non abbiamo bisogno di fare altro.
Non serve a niente fare penitenze, non serve a niente leggere libri;
i Testi Sacri non servono a niente, la meditazione non serve a niente:
per attraversare l'oceano della vita, dovremmo servire gli altri.
Questo è ciò che dovremmo fare!
Non avvilirti attribuendo colpe a Dio se la tua meditazione o la tua preghiera non fanno molti progressi
oppure se i desideri che accarezzi da tempo non si realizzano.
Ciò ti scoraggerà ancor più e, qualunque cosa abbia conseguito, piccola o grande che sia, non ti darà la pace.
Durante la meditazione o la preghiera non essere mai depresso, disperato o scoraggiato.
Se ti sorprendono sentimenti del genere, desumi un errore nella tua disciplina spirituale e fai di tutto per correggerlo.
Che cosa significa Meditazione?
Le persone credono che meditare significhi chiudere gli occhi,
sedere nella posizione del loto e pensare al Signore.
Ma questa è solo una meditazione a livello fisico, materiale, secolare.
Questa è meditazione nel senso materiale del termine.
Serve anch’essa, ma fino a che punto? Va praticata finché non sia raggiunta la perfezione.
Tuttavia, questa non è la
vera meditazione.
Vera meditazione è quando la mente è immersa in Dio;
quando la mente individuale è immersa nella Mente universale.
Come è impossibile separare il latte che è già stato mischiato all’acqua,
così è impossibile separare l’amore che si è già immerso in
Dio dall’l’individuo che si è già fuso con il Cosmo.
Quando si pone il ferro alla fucina, diventa rovente e, da qualunque parte lo si afferri, brucia.
L’amore
individuale dovrebbe immergersi nell’Amore universale di Dio.
I Veda così descrivono
questo processo:
Brahmavid Brahmaiva Bhavati
Colui che conosce il Brahman, diventa il Brahman stesso
I due devono diventare una cosa sola.
Il ferro ed il fuoco non devono rimanere separati, ma farsi Uno.
La
mente deve perdersi nei pensieri d’Amore di Dio.
Quando ci si immerge nel Signore solamente durante il breve periodo della meditazione
del mattino e della sera, non è vera meditazione.
Sravada Srava Kaleshu Sarvanthra Harichintanam
Pensate ad Hari (Dio) sempre, in tutti i posti,
in ogni momento ed in tutte le situazioni
Qualsiasi lavoro facciate, in qualunque cosa siate impegnati, tenete sempre d’occhio Dio, l’Obbiettivo.
Quest’Amore dovrebbe essere il vostro sostegno. Questa è vera meditazione.
Ricordare Dio per un tempo limitato, non è meditazione, ma solo devozione part-time.
Dovremmo invece vivere la devozione a tempo pieno.
Perciò devozione non significa sedere nella posizione del Loto e ricordare Dio solamente per pochi minuti.
Questo non va bene. Se fate così, anche la Grazia di Dio vi toccherà solo per qualche minuto per poi andarsene!
Quando vi tocca la Grazia di Dio, dev’essere per sempre.
Dovremmo pregare di riuscire a praticare la vera meditazione,
quella meditazione che si pratica anche mentre siamo concentrati nelle faccende esterne e materiali.
L’uomo folle, tuttavia, non comprende Dio nel modo giusto.
Egli pensa: “Se si medita, Dio si manifesterà!” Non c’è proprio niente nella meditazione.
La vita soltanto, il modo di vivere è vera meditazione.
Voi camminate, se non state attenti e non guardate bene dove mettete i piedi, inciamperete e cadrete.
State
guidando, solo se guidate sulla strada giusta, andrà tutto bene; altrimenti
avrete un incidente.
Pertanto la vita stessa è meditazione.
Anche nelle più piccole cose ci vuole concentrazione;
la concentrazione allora è meditazione? No, no!
E’ soltanto concentrazione, non è vera meditazione.
Si deve trascendere la concentrazione.
Solo allora è vera meditazione, vale a dire i sentimenti della mente devono essere stabili, fermi;
nessun pensiero deve entrare nella mente, i pensieri devono essere completamente ritratti;
quando sarete liberi da ogni pensiero quella è vera meditazione.
Meditazione costante, sempre e ovunque
Sempre,
costantemente,
meditate
sul Signore Supremo.
Dovete pensare a Dio, sempre!
Dovete praticare questa meditazione in ogni momento e in ogni situazione,
in modo naturale e continuo, come nell’inspirazione e nell’espirazione.
Raggiungete il compimento della vostra vita con tale “respiro”:
questa è la vera disciplina spirituale, ed è l’unico modo per giungere a Dio.
Soham, soham, soham
(Io sono Quello; io sono Dio – N.d.T.).
Ecco che cosa dovete conseguire.
Da dove proviene soham?
Esso deriva
dalla parola koham, “Chi sono io?”
Dovete compiere quest’indagine, dovete cercare una risposta a ogni azione della vostra vita.
La disciplina spirituale darà frutti solo quando riconoscerete
questa eterna Verità.
Tutti voi seguite delle sâdhanâ (pratiche spirituali),
ma in esse s’insinuano degli errori, che ve ne rendiate conto o no.
Dicendo: “Meditazione, meditazione, meditazione”, la gente si siede a meditare;
ma che cos’è questa meditazione? Qual è il suo significato? Che cosa fate, pensando di meditare?
Voi credete che si tratti di concentrazione.
No, la concentrazione non è meditazione.
Nella vita di tutti giorni ricorriamo alla concentrazione, ma ciò non è disciplina spirituale,
poiché la concentrazione fa parte della vita ordinaria.
Bisogna servirsi della disciplina spirituale con molta accortezza.
Alcuni credono che star seduti senza muoversi sia una gran pratica spirituale.
Questo è un grosso errore: è infatti del tutto naturale che ci si muova, com’è naturale che la mente sia instabile.
Ma da quella mente vacillante, si deve passare a conseguire la Divinità che è stabile.
Pertanto, da ciò che è mobile bisogna giungere a ciò che è immobile. Quella è vera meditazione.
Meditazione non è stare seduti a occhi chiusi, senza muoversi.
Questo è soltanto un errore nella vita quotidiana che diventa poi un’abitudine.
Se ciò continua, col passare del tempo, gradatamente, tutto diventa inutile.
La mente prende a vagare sempre di più, e rimane ferma solo per poco; questa non è vera meditazione.
Lasciate pure libero corso all’altalenarsi dei sentimenti; anzi, immergetevi
in essi.
Voi non siete esseri transitori: siete esseri veri ed eterni.
Dovete, perciò, cercare di riconoscere il divino principio atmico,
che è immobile, nell’ambito di ciò che è mobile.
Tutte le pratiche spirituali odierne sono come quei coltelli che si usano nelle recite:
vanno bene per quelle rappresentazioni, ma non possono uccidere nessuno.
Dovete cercare invece di sopprimere l’illusione che è dentro di voi, allontanandola progressivamente.
Ci sono numerose vie per giungere a ciò, nonché diversi tipi di meditazione,
come ad esempio la meditazione sankalpa, sthira, chitta, quella guidata, quella indotta.
Oggi, però, si tende a ridurle a
fatti emotivi, mentre la meditazione non deve aver nulla a che fare con le
emozioni.
(Provate a chiedervi:) “Che cosa sto facendo? Sto meditando”.
Come fate a sapere che state meditando?
È forse meditazione quella, se continuate a esser consci della meditazione stessa?
No, non lo è affatto!
Meditazione è quella che vi porta a dimenticare voi stessi, che vi fa dimenticare la coscienza del corpo;
quella che sviluppa la vostra santità, e che vi colma della vostra stessa eterna Natura divina:
solo quella è meditazione.
È un ingannevole continuare ad alimentare desideri, rivolgendovi verso l’effimero,
invece di colmare voi stessi della vostra Coscienza divina.
Se si resta seduti per qualche tempo, la mente può rimanere ferma, ma questo non basta.
È ferma solo per poco, ma poi comincia a creare delle grosse difficoltà.
Non vi permetterà di pensare neppure a un solo argomento spirituale, e comincerà a criticare il sentiero della Verità.
Pertanto, non serve praticare una disciplina spirituale che dia qualcosa di così fugace e momentaneo.
Cercate, invece, di ottenere la Divinità per mezzo dell’Amore;
sviluppate e accrescete il vostro Amore durante la meditazione. Solo questo vi darà frutti.
Meditare non consiste nel fondere la Forma nella mente,
ma nel fondere la mente nella Forma,
così che la mente come tale cessa di esistere.
Sedersi in silenzio e trasferire le vostre emozioni ed i vostri sentimenti a Dio non è dhyaana (meditazione).
Con l'aiuto di Dio, dovete trasmutare le vostre emozioni, i vostri desideri ed i vostri sentimenti in Qualità Divine.
Non dovete portare Dio al vostro livello, ma piuttosto elevare voi stessi al livello di Dio.
(Dal discorso Divino del 6.10.1981)
La Meditazione
Qual è la causa principale della Beatitudine? Il mondo. Su che cosa si basa il mondo? Sull'Energia. Qual è il fondamento dell'Energia? Il Principio del "Tat-Tvam".
"Tat" significa "questo", e "questo" vuol dire qualcosa che ti sta molto vicino, mentre quando si dice "quello" si indica qualcosa di lontano. Ciò che va al di là degli organi di senso si chiama "Quello", ciò che sta sotto il controllo dei sensi si può definire "Questo".
Il Principio dell'Essenza Divina trascende questo mondo e gli organi di senso. Se volete dunque raggiungere quel Principio trascendentale, dovrete trascendere le limitazioni dei sensi, per mezzo della Meditazione. La Meditazione non è la stessa cosa della concentrazione. La concentrazione è ancora nel dominio dei sensi. Se stiamo guardando, sono gli occhi che vedono. Se stiamo ascoltando, sono le orecchie che odono. Quando leggiamo un libro, teniamo il libro in mano. Con l'aiuto degli occhi ne vediamo le lettere. Con la mente cerchiamo di capire e con l'intelletto facciamo delle distinzioni. Solo allora possiamo dire di leggere il libro, quindi tutte queste operazioni hanno chiamato in causa i sensi.
Ma, nel campo della Meditazione si entra soltanto quando si sono trascesi i sensi. Fra la concentrazione e la Meditazione c'è un confine da varcare. Questo confine si chiama contemplazione. Alla Meditazione si giunge solo dopo quel valico. Oggi la gente sta sprecando il proprio tempo in nome della Meditazione. Costoro sanno forse tener ferma la propria mente per un solo minuto? No!
Si siedono in una postura particolare per mezz'ora, un'ora, ma non fanno che perdere tempo.
Riuscite forse a rimanere con una mente ferma per un'ora? La vostra mente invece corre all'impazzata come una scimmia! Mentre sprecate tempo nel respingere questa scimmia impazzita e nel cercare di tenerla a freno, essa se ne scappa ancora via.
Considerate il vostro dovere come Dio e intraprendete ogni attività per amor Suo; allora il lavoro si trasformerà in adorazione. Considerate ogni lavoro come il lavoro di Dio. Quella è vera meditazione! Non raggiungerete la meditazione chiudendo semplicemente gli occhi e mettendovi in posizione meditativa. La gioventù d'oggi sta sprecando il proprio tempo prezioso, a causa di questo equivoco sulla meditazione. Qualunque lavoro facciate, consideratelo come un lavoro di Dio. Considerate il vostro corpo come uno strumento.
Sviluppate la convinzione che Dio sta servendosi del vostro corpo come di uno strumento per compiere quel lavoro. Questa disciplina vi sarà di grande aiuto, perché costituirà un esempio.
Certe volte, questa meditazione è piena d'egoismo. Qualunque servizio intraprendiate con intenti egoistici non può essere gradito al Signore. Sacrificate il vostro egoismo, considerate tutto come divino. Un approccio del genere all'attività è autentica meditazione. Con quell'altro tipo di meditazione si spreca tempo, vita, energie, tutto. Continuate a fare tutto recitando il Nome di Dio.
Tutte le azioni saranno santificate da questo approccio. Non confinate Dio in un luogo. Qualunque cosa vedete, trovateci dentro Dio. Se vi mettete a meditare, considerando Dio come fosse limitato in un luogo, rimpicciolite Dio che pervade ogni cosa e dimostrate di avere una mente ristretta. Siate di larghe vedute. Solo con questo tipo di discriminazione, giungerete alla saggezza e potrete avere una comprensione corretta delle cose.
(Dal discorso Divino del 3.9.1989)
Tutti voi seguite delle pratiche spirituali (sadhana),
ma in esse s'insinuano furtivamente degli errori, che voi ve ne rendiate conto o no.
Vi sedete al fine di meditare, e credete che riuscire a concentrarvi equivalga a meditare.
No, la concentrazione non è meditazione.
Nella vita di tutti giorni facciamo molte cose che necessitano di concentrazione,
ma questo non significa che in quei momenti stiamo meditando.
Alcuni credono che star seduti sia una pratica spirituale. Questo non è corretto.
Infatti è possibile che durante la meditazione il nostro corpo si muova e la nostra mente vaghi,
ma da quella mente instabile si deve sviluppare una mente stabile e ferma.
Quella poi sarà la vera meditazione.
Dobbiamo sviluppare la ferma convinzione di non essere il corpo perituro, ma il vero ed eterno Atma Thattva.
È solo quando, durante la meditazione, si ottiene questo stato, che essa diventa vera meditazione.
Non dovete cominciare la vostra pratica pensando che Dio sia da qualche parte lontano da voi
e che voi lo volete installare nel tempio del vostro cuore.
Dovete innanzitutto sviluppare la ferma convinzione che "Dio siete voi".
Dovete realizzare la vostra natura Divina.
Non solo, dovete far sì che anche gli altri realizzino che siete Divini.
Oggi tutte le pratiche spirituali sono come le spade usate in un dramma sul palcoscenico.
Sono utili sono per la recita, ma non nella vita reale. Dobbiamo liberarci dall'illusione.
Ci sono molti tipi di meditazione (Dhyana):
Sankalpa Dhyana, Sthira Dhyana,
Chiththa Dhyana, etc...
La mente dell'uomo è un fiume turbolento, che dev'essere trattenuto applicandovi dei freni,
come la meditazione ('Dhyana', che significa
'concentrazione su un punto').
Le agitazioni della mente sono la causa di tutte le disgrazie
dell'umanità.
Per vivere una vita calma e sana l'uomo deve coltivare la pace
mentale.
Dovete avere una stanza separata, o almeno un angolo,
in cui ripetere il Nome (Japa) e fare meditazione (Dhyana) tutti i giorni,
affinché il profumo spirituale
infonda in voi pensieri elevati durante la pratica.
Se si cambia posto, si perde l'effetto cumulativo di
associazione.
Che cos'è la meditazione? La meditazione è l'aderenza alla Verità.
Incarnazioni dell'Amore!
Voi intraprendete svariate forme di discipline spirituali.
Molti di voi bevono il latte, e così pure pure il latte cagliato, credendo che siano cibi sattvici.
Ma non lo sono totalmente: ci sono in essi alcuni ingredienti intossicanti.
Perciò consumateli in quantità molto limitate.
Tutto il cibo che assumiamo deve rispondere a certi criteri di orario,
deve seguire determinati standard e limiti.
Se abbiamo
fame, non dobbiamo mangiare fino a sentirci totalmente sazi.
Dobbiamo smettere di mangiare quando sentiamo che potremmo ancora
mangiare qualcos'altro.
Se mangiamo fino a riempirci totalmente lo stomaco,
l'accidia e l'intorpidimento (proprie del tamoguna) si impossesseranno di noi.
Non dovete mai lasciar spazio al tamoguna.
Tutti voi seguite delle pratiche spirituali (sadhana),
ma in esse s'insinuano furtivamente degli errori, che voi ve ne rendiate conto o no.
Vi sedete al fine di meditare, e credete che riuscire a concentrarvi equivalga a meditare.
No, la concentrazione non è meditazione.
Nella vita di tutti giorni facciamo molte cose che necessitano di concentrazione,
ma questo non significa che in quei momenti stiamo meditando.
Alcuni credono che star seduti sia una pratica spirituale.
Questo non è corretto. Infatti è possibile che durante la meditazione il nostro corpo si muova
e la nostra mente vaghi, ma da quella mente instabile si deve sviluppare una mente stabile e ferma.
Quella poi sarà la vera meditazione.
Dobbiamo sviluppare la ferma convinzione di non essere il corpo perituro,
ma il vero ed eterno Atma Thattva.
È solo quando, durante la meditazione,
si ottiene questo stato, che essa diventa vera meditazione.
Non dovete cominciare la vostra pratica pensando che Dio sia da qualche parte lontano da voi
e che voi lo volete installare nel tempio del vostro cuore.
Dovete innanzitutto sviluppare la ferma convinzione che "Dio siete voi".
Dovete realizzare la vostra natura Divina.
Non solo, dovete far sì che anche gli altri realizzino che siete Divini.
Oggi tutte le pratiche spirituali sono come le spade usate in un dramma sul palcoscenico.
Sono utili per la recita, ma non nella vita reale.
Dobbiamo liberarci dall'illusione.
Ci sono molti tipi di meditazione (Dhyana):
Sankalpa Dhyana, Sthira Dhyana,
Chiththa Dhyana, etc...
Incarnazioni dell'Amore!
Che voi ve ne rendiate conto o no,
fate delle pratiche spirituali basate su ciò che voi pensate che sia corretto.
Se desiderate sapere veramente che cosa sia la meditazione, chiedeteMelo.
Ve lo spiegherò: voi non avete bisogno di alcuna pratica spirituale.
Fate quello che vi dico e otterrete i risultati in un istante.
La Divinità è ciò che si manifesta proprio davanti a voi, per Grazia di Dio.
Non si può raggiungere con l'aiuto di pratiche, seppur rigorose.
Ognuno fa delle pratiche spirituali attaccandosi a certe forme.
In questo processo, si cerca di stabilire la gloria della forma scelta.
Questo non è corretto.
Dovete dimenticare la vostra forma prediletta
e perdere la vostra coscienza nella Divinità.
A che cosa serve meditare,
concentrandosi per tutto il tempo su una forma?
Se qualcuno vi chiede che cosa state facendo,
rispondete che state meditando.
Ma come fate a sapere che state meditando,
se la coscienza del vostro corpo è persa nella meditazione?
Questo significa che la vostra non è vera meditazione.
La vera meditazione "avviene" quando voi dimenticate voi stessi,
quando sviluppate purezza di coscienza e stabilite l'eternità del vostro Atma Thattva.
Se questo non accade, la vostra "meditazione" non è meditazione:
è una perdita di tempo ed un vero
imbroglio.
(Dal discorso divino del 23.07.2002)
Se, mentre sei in meditazione o in preghiera, senti il gemito di un infelice, alzati e cercalo.
Aiutare gli altri a liberarsi dei loro dolori ti darà più merito spirituale della meditazione cui hai rinunciato.
Provate a meditare, provate ad acquietarvi, provate a rilassarvi. Proseguite per tentativi.
Ogni sforzo che farete non sarà vano.
Ogni singolo mattone aggiunto a un tempio in costruzione, lo avvicina al completamento.
Dunque, continuate a provare, e un giorno, tutt'a un tratto,
perforerete il regno inferiore della mente ed entrerete nella contemplazione.
Sarete capaci di dire: "Si, lo so, ho visto, ora conosco completamente il sentiero su cui mi trovo".
Continuate a tentare. Da qualche parte dovete pure cominciare.
Nei confronti del Sé, del quale non potete parlare, se vi preme, potete solo provare a pensarci:
sentite la vostra mente, il vostro corpo, le vostre emozioni... e imparate a conoscervi!
Oggi molte persone
praticano la meditazione senza sapere che cosa sia e in
questo processo sprecano un mucchio di tempo. Che cos'è la meditazione? Si
tratta di sedere a gambe incrociate con gli occhi chiusi? No,
nient'affatto. La gente intraprende la meditazione con la mente illusa e,
conseguentemente, è incapace di raggiungere il risultato che desidera. Che
cosa si intende per meditazione? Pensare a Dio in ogni momento e in ogni
circostanza è vera meditazione. Dovreste insediare Dio nel vostro cuore e
compiere i vostri doveri con il sentimento che Dio è la base di ogni cosa;
solo allora potete esser definiti veri devoti.
Non esiste nessuno a questo mondo nel cui cuore Dio non risieda in qualità di Abitante.
È quindi necessaria la meditazione per visualizzare un tale Dio onnipervandente e onnipresente?
Oggi molti insegnano diverse tecniche di meditazione
ma la meditazione è intesa ad acquisire la purezza del cuore spirituale perché,
se non si ottiene la purezza del cuore, che è la sede della consapevolezza,
Dio non può essere realizzato.
Ecco perché si deve aspirare ad acquisire la purezza del cuore spirituale.
È chiamata Dhyana la sadhana o pratica
nella quale i tre costituenti,
ossia il meditatore,
l’oggetto della meditazione (Dio)
e il processo della meditazione
sono unificati.
Elevare la mente oltre il livello dei sensi e degli oggetti dei sensi
ed avere come obiettivo il Divino
si chiama meditazione.
Quindi la meditazione è al di sopra dei sensi,
mentre la concentrazione è al di sotto dei sensi.
(Shri Sathya Sai Baba)
Che cosa significa “meditazione”? E’ semplicemente lo stare seduti a gambe incrociate con gli occhi chiusi? No, no, è sedere senza pensiero di alcun tipo. Osservate voi stessi: quella è meditazione vera. Se la mente continua però a passare da una scena a un’altra, quella non è meditazione, non si addice al genere umano, è piuttosto un segno di mente di scimmia. Molte persone cominciano la pratica della meditazione senza aver reso stabile la loro mente scimmia; esse non possono mai raggiungere lo stato di meditazione. Osservatevi, concentratevi sul Sé, osservate la mente e guardate il suo lavorare; sta pensando a qualcosa di buono o di cattivo? Trascendete la dualità del bene e del male e rendete stabile la mente. Molti si impegnano in pratiche spirituali come l’adorazione, i rituali e le penitenze; non importa quale pratica spirituale intraprendiate, la cosa più importante è che la mente sia stabile.
Shri
Sathya Sai Baba
da: Discorso Divino del 30 Gennaio 2010
Dhyana (La meditazione) rappresenta la Sadhana (disciplina spirituale),
o
la pratica attraverso la quale il sadhaka (aspirante spirituale) medita su Dio,
per suo mezzo si unifica il meditante,
il processo del meditare
e la meditazione stessa.
La combinazione e l'unita' di questi tre e' Dhyana (Meditazione).
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 20 luglio 2001
Abituati a svegliarti quando incomincia il 'Brahma-muhrtham'
(ore propizie) che iniziano alle 3.00 a.m.
Per i primi tempi puoi aver bisogno di una sveglia,
ma ben presto sarà lo stesso impulso verso la meditazione (Dhyana)
che ti svegliera'.
Non fare il bagno prima di sedere in meditazione,
poiché il rito del bagno risveglierà i tuoi sensi
e quindi saresti spinto in direzioni troppo diverse
perché la meditazione possa aver successo.
Regolarità, sincerità e stabilità,
queste sono le condizioni
che ti ricompenseranno con il successo.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 25 luglio 2001
La regolarità e' un fattore importante nella meditazione
o nella pratica yogica.
Attieniti alla stessa ora ogni giorno.
Se per qualche ragione
non puoi portare avanti il tuo programma,
perché, ad esempio, stai viaggiando in treno,
ricorda alla stessa ora Prashanti Nilayam,
riporta alla memoria la sensazione
che provi durante Dhyana (la meditazione)
e riempiti della sua santità.
Questo ti darà la stessa gioia
che ti deriva dalla vera meditazione
fatta a Prashanti Nilayam.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 26 luglio 2001
Tutta
la gioia che desiderate ardentemente
si trova dentro di voi,
ma voi siete pieni di sofferenza,
come l'uomo che possiede
grandi tesori nella cassetta di sicurezza,
ma ne ha perso la chiave.
Seguendo la direzione giusta e restando saldi
in essa,
nel silenzio della meditazione,
potete assicurarvi la chiave, aprire la cassetta
ed essere colmi di gioia.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 17 agosto 2001
Per sviluppare ed
accrescere la concentrazione,
mentre stai meditando, e' necessario che riduci
i tuoi bisogni e che ignori i tuoi desideri.
Vedi tutto cio' che ti circonda come un testimone
disinteressato, non precipitarti ne' restare intrappolato.
Quando ti sarai liberato dalle catene,
proverai leggerezza e felicita'.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 3 settembre 2001
La
meditazione e' la funzione dell'uomo interiore;
essa implica uno stato di pace raggiunto dal soggetto,
lo svuotamento della mente e l'essere pervasi
dalla Luce che emerge dalla Scintilla Divina dentro di noi.
La meditazione (Dhyana)
e' una disciplina che nessun libro puo' insegnare
e
nessuna scuola puo' comunicare.
Purifica le tue emozioni, raffina i tuoi impulsi, coltiva l'amore.
Questa padronanza e' lo scopo del processo della Meditazione.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 4 settembre 2001
Quando ti stabilisci
nella meditazione (Dhyana),
dovresti fissare dentro di te la forma (Rupa)
del Signore che hai
scelto, (Ishtadevata).
Immagina la Sua figura dalla testa ai piedi,
all'inizio devi farlo per almeno 15 -20 minuti.
Questo sistema ti aiutera' a fissare la sua Forma
sull'altare del tuo cuore,
e quando guarderai da qualsiasi parte
vedrai solamente questa Forma,
in tutti gli esseri,
troverai solamente
Lui.
Comprenderai l'Uno che si manifesta come Molti:
'Sivoham' Io sono Shiva,
'Soham' Io sono Lui.
Esiste solamente Lui.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 5 settembre 2001
Per quanto
riguarda la meditazione,
il periodo di tempo è molto importante.
Questo periodo si riferisce al 'Brahma Muhurtha'.
Per lo scopo
della meditazione,
devi scegliere la Forma che desideri e,
durante il periodo chiamato 'Brahma Muhurta',
che va dalle 3 a.m. alle 6 a.m.,
devi meditare su di essa,
tutti i giorni e sempre alla stessa ora.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 8 settembre 2001
La
preghiera è il respiro della religione,
poiche' porta l'uomo ad unirsi a Dio,
ad ogni sospiro sempre più vicino.
Dhyana (la meditazione) è il processo
dell'ascolto della musica celeste,
il Flauto di
Krishna, con l'orecchio mentale pronto a
percepire questa melodia.
Lo Yoga è la fusione della mente
nella beatitudine dell'oblio di se stessi,
quando questa musica riempie la coscienza.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 14 settembre 2001
Dhyana ( meditazione) è la disciplina attraverso la quale
la mente si allena all'analisi interiore.
Dhyana ed il controllo dei sensi
devono essere due sistemi congiunti.
I sensi bloccano la strada alle porte del paradiso.
Lo yoga è definito come 'Chitta Vrithi nirodhah'
ossia la padronanza sulle bizzarrie della mente.
La prima, e più importante lezione dello yoga,
è la conquista di 'Kama' o desiderio.
Come prima cosa, la madre, deve mettere il figlio a dormire
per potersi
occupare di lavori più importanti;
allo stesso modo, voi dovete mettere a tacere la mente,
prima di poter viaggiare nel regno che oltrepassa la dualità.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 16 settembre 2001
La
meditazione è lo scopo dell'uomo interiore,
essa implica una quiete soggettiva, una mente vuota
e il riempire se stessi della luce che emerge dalla
scintilla Divina interiore.
La meditazione ( Dhyana) è una disciplina
che nessun libro può insegnare
e
nessuna scuola può trasmettere.
Purifica le tue emozioni, affina i tuoi impulsi,
coltiva l'amore.
Questa padronanza
è
lo scopo del processo della meditazione.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 4 ottobre 2001
Per
sviluppare ed accrescere la concentrazione durante la meditazione,
è necessario ridurre i bisogni e
trascurare i desideri.
Vedi ogni cosa come un testimone disinteressato,
non immergerti e non rimanere intrappolato dalle tue necessità.
Quando sarai libero dalle catene ti sentirai leggero e felice.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 11 ottobre 2001
Per condurre una vita felice, l'uomo ha
bisogno di pace mentale.
La mente è come il turbulento Gange: deve essere frenata, come si fa con
un veicolo.
La meditazione (Dhyana) è il freno adibito al controllo della mente.
'Dhyana' significa 'concentrazione focalizzata su un unico punto'.
Tutte le malattie che affliggono l'umanità sono il risultato delle agitazioni
della mente.
L'enorme incremento delle malattie nel mondo odierno è dovuto alla perdita
della pace mentale.
Per liberarsi dalle malattie l'uomo deve condurre una vita pacifica e coltivare
la pace della
mente.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 3 giugno 2003
È possibile insegnare ad
una persona la postura, la posa, la
posizione delle gambe, dei piedi, delle mani, del collo, della testa
o della schiena, il modo di respirare e la velocità con cui farlo. Ma
la meditazione è una funzione dell'Essere Interiore, che provoca una
profonda quiete soggettiva ed implica l'impiego della mente. Nella
meditazione ci si riempie della Luce che emerge dalla Scintilla
Divina che si trova dentro di noi. Si tratta di una disciplina che
nessun libro di testo e nessuna lezione sono in grado di comunicare.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 10 aprile 2004
Per calmare la mente e mantenerla in equilibrio,
viene prescritta la pratica spirituale ('sadhana') della meditazione,
che è il processo che regola l'esistenza degli aspetti mentali, sia positivi che negativi.
Quando si raggiunge lo
stato dell' 'assenza di pensieri ('nirvikalpa samadhi')
si gode di una beatitudine senza limiti,
di cui l'uomo sperimenta un assaggio nello stato di sonno profondo e senza sogni,
durante il quale egli non viene disturbato da desideri, voluttà e mancati appagamenti.
Quanto ancor più soddisfacente sarà lo stato di chi,
attraverso la meditazione, raggiunge la piena Coscienza?
Esso è al di là di ogni
immaginazione.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 12 aprile 2004
Spesso, quando meditate, la mente corre dietro a qualcos'altro e tende a deviare lungo altre direzioni.
Voi dovete quindi arrestare tale deviazione per mezzo del Nome e della Forma
e garantire che il flusso stabile dei vostri pensieri verso Dio non venga interrotto;
se questo accade di nuovo, subito usate ancora il Nome e la Forma.
Non permettete alla mente di andare oltre le sponde gemelle,
il Nome da una parte e la Forma dall'altra!
Quando la vostra mente si allontana dalla recitazione del Nome,
portatela sull'immagine della Forma e quando si allontana dall'immagine, portatela sul Nome.
Fatela aderire alla dolcezza del Nome o alla bellezza della Forma.
Trattata
così la mente può essere domata facilmente.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 23 giugno 2005
Ci sono tre stati relativi alla mente: shunyatva (stato di vuoto),
anekagrata (spinte simultanee di pensieri numerosi)
ed ekagrata (concentrazione unidirezionale).
Questi tre stati hanno la loro origine nei tre guna (qualità primarie) nell'uomo.
Mentre il tamo guna (qualità dell'inerzia) determina l'ottusità della mente,
il rajo guna (qualità della passione) la costringe a vagabondare qua e là.
Il sattva guna (qualità che promuove gli aspetti sacri della vita umana)
calma la mente in una contemplazione unidirezionale.
Sono quindi solo coloro che coltivano il sattva guna
a poter intraprendere facilmente la meditazione.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 14 luglio 2005
Dhyana (meditazione) non significa semplicemente l'atto di sedere con la schiena eretta,
immobili ed in silenzio, ma l'immergere tutti i pensieri e sentimenti in Dio.
Ove la mente non si dissolva completamente in Dio, i frutti di Dhyana non si possono ottenere.
Il Signore Krshna, nella Bhagavad Githa, dichiara che la meditazione ideale ed i suoi frutti
sono “Ananyaschinthayanthomam Ye janah paryupasathe.
Thesham nithyabhiyukthanam Yogakshemam vahamyaham” che significa
" Io Stesso guiderò, proteggerò sempre e mi farò carico dei gravami di coloro che,
liberi da qualunque altro pensiero o sentimento, Mi adorano".
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 27 agosto 2005
Il Vedanta (filosofia Vedica) ha rivelato molte verità profonde.
Per esempio, esso dichiara che Dio è " Acharam charameva cha"
(l’Uno che è immobile ed in movimento).
In questa affermazione c'è una contraddizione apparente:
come può qualcuno essere immobile ed in movimento nello stesso tempo?
Il Vedanta ne ha dato una bellissima spiegazione:
nello stato di sogno sperimentiamo noi stessi impegnati in ogni tipo di attività fisica ma il corpo,
percepito in movimento nel sogno, giace in effetti immobile nel letto.
Il corpo fisico è immobile mentre quello nel sogno viene percepito in movimento.
I due corpi sono un’unica cosa; in uno stato di coscienza essa è immobile ed in un altro è in movimento.
Il Vedanta dichiara che nello stato fisico c'è movimento
ma nello stato di Brahman (Regno Spirituale del Divino) c'è solo stabilità.
Sicuramente lo scopo di Dhyana (meditazione)
è il raggiungimento di questo supremo stato di stabilità ed equilibrio.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 30 agosto 2005
Può esser possibile insegnare ad una persona la postura,
la posizione dei piedi e quella delle mani,
del collo, della testa e della schiena,
il tipo di respirazione e la sua frequenza
ma la meditazione è una funzione del Sé;
essa porta alla profonda quiete soggettiva,
a vincolare la mente ed a colmare se stessi della luce
che emerge dalla Scintilla Divina interiore.
Questa è una disciplina che nessun testo può insegnare
e nessuna lezione può comunicare.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 25 ottobre 2007
Per essere stabile nella meditazione,
l’aspirante spirituale deve agire
senza alcun desiderio per i frutti dell’azione
e controllare i sensi e le passioni.
Chiunque sia esperto in questo può, con l’occhio della mente,
vedere facilmente la forma della Divinità (Brahman)
appena percepisce l’esposizione della Sua natura.
Quando il distacco (Vairagya) è radicato profondamente,
il cuore diventa puro
e ritirare i sensi dal mondo oggettivo diventa possibile.
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno di Whitefield del 9 agosto 2009
La mente schizza via continuamente per la tangente;
la meditazione è il processo con cui viene addestrata ad acquisire concentrazione.
Quando si scopre la sua verità fondamentale,
ciò che è evanescente, ingannevole e portatore di infelicità non la inganna più;
essa diventa invece uno sbocciare di gioia, di felicità e verità e non è più oppressa dall’afflizione e dal dolore.
Quando voi visualizzate e raggiungete la Beatitudine nella consapevolezza della Realtà Suprema,
anche la vostra vita assume uno splendore nuovo.
Il sapore del frutto è manifesto se lo si mangia senza lasciarne indietro alcuna porzione;
così, una volta scoperto il gusto della meditazione,
voi abbandonerete tutti i dubbi e le discussioni su di essa e vi ci dedicherete pienamente.
Iniziate quindi tutti la meditazione da oggi, anche da questo momento!
Shri
Sathya Sai Baba
da: il Pensiero del giorno del 9 Gennaio 2011
Per
condurre una vita felice, l'uomo ha bisogno di pace mentale.
La mente è come il turbulento Gange: deve essere frenata, come si fa con
un veicolo.
La meditazione (Dhyana) è il freno adibito al controllo della mente.
'Dhyana' significa 'concentrazione focalizzata su un unico punto'.
Tutte le malattie che affliggono l'umanità sono il risultato delle agitazioni
della mente.
L'enorme incremento delle malattie nel mondo odierno è dovuto alla perdita
della pace mentale.
Per liberarsi dalle malattie l'uomo deve condurre una vita pacifica e coltivare
la pace della mente.
(Dal libro "Dhyana"- La meditazione negli insegnamenti di Shri Sathya Sai Baba - Mother Sai Publications)
Lo scopo della meditazione (yoga)
è l'arresto intenzionale delle fluttuazioni spontanee della coscienza
(in modo che il praticante possa vedere che cosa c'è oltre le superficiali apparenze).
(Patañjali)
Meditazione è il processo di ritirare la mente.
Meditazione è un processo per controllare i pensieri.
Meditazione è lo stato di negazione della mente.
La
meditazione è il processo di conoscere e sperimentare la mente nel fluire dei
pensieri.
La meditazione non è altro che sperimentare Dio dentro se stessi.
La meditazione è il processo che impieghiamo per rivolgerci all’interno.
La meditazione non è altro che il ritrarre qualsiasi relazione dell'Io con persone o cose
ed infine ritrarre l'Io stesso di modo che rimanga soltanto l'essere, l'esistenza.
Cosa
volete dire infatti con l'espressione ''I am' (Io sono), 'am' (sono) significa
esisto, significa consapevolezza.
La meditazione è la via dell'indagine, è l'unica risposta alla ricerca, che è eterna.
La meditazione è senza parole.
La meditazione è al di là dei discorsi e dell'espressione, perché è un'esperienza.
Se qualcuno pretende di esporre la meditazione,
essa diventa un processo meccanico come 'a2+b2 +2ab'... ma no! Non si può procedere a questo modo;
la meditazione è un processo legato all'esperienza, un processo non-verbale.
È un processo di indagine, e non ha parole, non ha suono.
È uno stato di totale silenzio, in cui 'io' me ne vado, mi perdo.
Nella meditazione il mio corpo, le mie qualifiche, la mia personalità,
la mia altezza, il mio peso e la misura del mio torace non hanno importanza.
Tutte queste cose diventano immateriali, irrilevanti. Io divento vuoto. Questa è meditazione.
Lo stato di coscienza in cui il senso dell'io è ancora presente
non può essere assolutamente chiamato meditazione.
Quindi, amici miei, la ricerca è meditativa.
La ricerca è contemplativa,
mentre le domande e le risposte sono limitate alla sfera della concentrazione.
La concentrazione è sufficiente per rispondere ad una domanda,
ma per la ricerca è necessaria la meditazione.
Perciò, compite la vostra ricerca essendo contemplativi, essendo meditativi.
Ma come si fa a trovare la natura interiore, che per l'appunto è la Beatitudine?
Bhagavan ha detto: "Ci sono solo due modi: uno è l'Amore; l'altro la meditazione."
La meditazione è il processo. L'Amore è il contenuto.
Senza amore, la meditazione è meccanica, senza vita, senza significato.
La meditazione ha significato solo se è presente l'Amore.
Potete entrare in voi stessi e progredire sul sentiero dell'autoindagine,
se solo vi date alla meditazione.
La meditazione non ha un programma nel tempo, non è legata al tempo.
La gestione del tempo è una occupazione della mente
mentre la meditazione è uno stato di 'non pensiero', non di: 'non ci voglio pensare'.
Lo stato di 'non mente' è meditazione per cui, la meditazione migliore è andare al di là della mente,
dimenticando i fattori tempo e spazio, dovunque siate.
Potete essere sul marciapiede della stazione, in aereo, in bicicletta, in ufficio o a correre:
quello è il momento di meditare perché la meditazione è qui ed ora.
La meditazione è allacciare un contatto con l'Amato.
Unirsi, sciogliersi, scomparire
Allora, qual è il segreto? Qualcuno ha detto: "Signore, quando mi siedo
a meditare..."
"Oh?"
"Dopo qualche tempo, mi sento perso. Non so più dove sono. Dimentico me
stesso quando medito".
Allora io ho risposto:
"Forse è un sonno profondo!"(Risate) Anche nel sonno profondo
dimentichiamo dove siamo e che cosa
facciamo.
Troviamo anche della gente che comincia con la meditazione, poi recita il Nome,
facendo girare il
rosario, e poi col talismano, sempre di nuovo. Dopo qualche secondo,
invece di "Sai Ram", sentite
il suono del loro russare. Russano, capite? Non sono in Samadhi! No! Non sono
nel più alto stato
della meditazione, no davvero!
Allora, che cos'è la vera meditazione? La vera meditazione ha tre fasi: unirsi,
sciogliersi,
scomparire. Questi sono i tre passi nel processo della meditazione.
1) Unirsi. Se pensate a Dio, vi astraete da ciò che vi circonda.
Non siete coscienti di dove vi trovate.
Non sapete più quanto siete alti e nient'altro.
Siete nel pensiero di Dio e della Sua Gloria Divina. Unirsi.
Questo è ciò che si chiama "unirsi".
(2) Sciogliersi. Una volta che vi siete uniti, non avete più la nozione del
tempo,
non sapete da quanto tempo siete lì, non sapete dove siete.
Vi dimenticate quel che dovete fare - siete al di là del tempo e dello spazio.
Questo è "sciogliersi". Quindi, prima
unitevi a Lui, e poi scioglietevi.
(3) Scomparire. Ed alla fine che cosa succede? Smetto di esistere.
Sì, non esistete più - tutto qui. Diventate universali o cosmici.
Questo è lo stato finale: scomparire.
Quindi: unirsi, sciogliersi, scomparire: il processo della meditazione richiede
tre fasi: unirsi,
sciogliersi e scomparire.
Fino a quando l' "Io" esiste, non vi siete ancora uniti.
Chi è unito non dirà mai "Io".
Com'è possibile? Una goccia d'acqua si versa nell'oceano.
Sì! La goccia d'acqua non esiste più.
Fino a quando riesco a dire "Io, io, io"...
significa che non sono neppure arrivato alla prima fase,
non sono neppure all'asilo infantile,
nemmeno all'asilo nido nel processo di meditazione.
Il primo effetto dovrebbe essere la "perdita" dell'Io.
Una volta che
l'Io" è stato lasciato andare,
comincia la vera meditazione: unirsi, sciogliersi e scomparire.
Qualcosa come una goccia di rugiada che cade nell'oceano:
si unisce all'oceano, vi si scioglie, e scompare in esso.
Diventa l'oceano stesso.
Voi siete universali. Siete il mondo.
Siete cosmici. In questo sfocia la vera meditazione.
VERA MEDITAZIONE
D.: Che cos'è la meditazione? Come si fa?
Punto uno: mangiare, scrivere, camminare, parlare, leggere, tutto è
meditazione,
secondo ciò che Bhagavan Sri Sathya Sai Baba dice.
Punto due: la prova effettiva, la vera indicazione, il successo di una meditazione genuina, il risultato della meditazione,
è arrivare allo stato di assenza di pensieri. Mettere a tacere la mente è il risultato di ogni meditazione.
Punto tre:questa meditazione deve essere affrontata in tre tempi.
Il primo passo è la concentrazione,
il secondo la contemplazione
ed il terzo è la meditazione.
Supponete di volere una rosa.
Che cosa fate? Andate in giardino.
Lì ci sono molte piante: gelsomini, crisantemi, dalie etc.
Visto che volete una rosa, che cosa fate?
Andate diretti
alla pianta di rose, ignorando tutte le altre.
Questa è concentrazione, chiaro?
Quando ci siete davanti, che cosa fate?
Tagliate il fiore evitando le foglie, i rami e le spine.
Questa è contemplazione.
Poi tenete il fiore e ne godete il profumo e la bellezza, e vi perdete in esso.
Nel guardare il fiore dimenticate voi stessi.
Questa è meditazione.
Noi pensiamo che la concentrazione sia meditazione. Errato!
Pensiamo che la contemplazione sia meditazione.
No! La meditazione è dimenticare se stessi.
Meditazione significa connessione interiore
Il secondo aspetto è Dhyanam ossia meditazione. Quali sono i vantaggi della meditazione? Cos’è la meditazione? Perché meditare? La meditazione è un processo attraverso il quale vi connettete con il vostro sé interiore. Per fare un esempio potete pensare alla connessione Internet: per prima cosa dovete connettervi con la linea telefonica e solo dopo potrete avere la connessione con Internet. Giusto? E’ una settimana che sto imparando l’uso del computer ed ora ne faccio bella mostra! (Risate). Perciò ci si deve connettere innanzitutto con la linea telefonica, con il Japam; e solo dopo ci si può connettere con Internet ossia Dhyanam. Dunque, Dhyanam (meditazione) è la connessione verso l’interno: direttamente a Yahoo.com! Connettetevi interiormente ed avrete tutti i messaggi. La "parola chiave" è il dolce Nome della vostra Divinità, che può essere differente da persona a persona. Capite? Quindi nel momento in cui ci rivolgiamo all’interno di noi stessi è attivato il processo chiamato meditazione.
La Meditazione porta stabilità della mente
Perché dobbiamo rivolgerci interiormente? Per stabilire una connessione con
il nostro Sé. Solo dopo la connessione telefonica si riesce ad avere il
collegamento ad "Internet Explorer"; allo stesso modo, solo dopo aver
fatto silenzio nella mente, ci si può connettere con il cuore. Questo processo
è chiamato meditazione. Fintanto che siamo connessi con la mente noi proviamo
paura, abbiamo paura ad affrontare la vita e le sue sfide, desideriamo fuggire
dai problemi che la vita ci crea in nome della religione, temiamo la
competizione ed abbiamo paura di ogni individuo. Questo tipo di bhaya (paura)
è dovuto all’indulgenza verso la mente ed i suoi coinvolgimenti ma quando
essa diviene inattiva attraverso Japam e vi connettete con il cuore, allora
diventate molto forti poiché il cuore è il centro dell’assoluta mancanza di
paura. Il cuore è il centro dell’Amore, il cuore è il centro del sacrificio.
Connettetevi con il gioiello che si trova nel cuore e non con il mercato del
pesce che si trova nella mente! (Risate) La mente è davvero il mercato del
pesce, un ingorgo di pensieri che non vi porta in alcun luogo o ,al massimo,
dallo psichiatra! Quando siete connessi con il cuore, potete invece godere
dell’equanimità, potrete godere della stabilità della mente nonché della
calma e del benessere che ne conseguono. Questo processo è chiamato
meditazione. Quindi la meditazione ha due passaggi: il primo è la ripetizione
del Nome di Dio che viene chiamata Japam ed il secondo è la connessione con il
proprio Sé nel cuore, attraverso il processo meditativo, che vi garantisce
beatitudine, stabilità, calma, equilibrio, equanimità ed assenza di paura. In
meditazione non dovrebbe accadere "nulla". Cosa dovrebbe accadere
durante il processo di meditazione? (Naturalmente mi devo scusare se ripeto
alcuni punti, ma sono stato insegnante per quarant’anni e le vecchie abitudini
sono dure a morire!). Dunque, cosa accade in meditazione? Assolutamente "niente"
. Tutto qui. Non accade nulla perché questo è uno stadio del cuore. La mente
chiede: "Cosa ottengo? Cosa raggiungo? Cosa compio? Cosa sono? Chi sei tu?
Chi sono gli altri?£" La mente ha sempre delle aspettative, aspira sempre
a qualcosa. La mente desidera sempre che le sue ambizioni siano soddisfatte e
che i suoi desideri si adempiano mentre il cuore non ha desideri. Quando ci si
rivolge all’interno, quindi, non c’è niente da raggiungere. Se qualcuno vi
chiedesse "Cos’hai ottenuto dalla meditazione?" dovreste rispondere
che non vi è nulla da ottenere perché tutto ciò che viene ottenuto si perde,
tutto ciò che si acquisisce va sicuramente perduto. La Divinità non viene né
va via; Dio è, non arriva e non se ne va, non ha inizio né fine. Qualcuno può
dire : "Io vedo Dio!" Quindi, più tardi, tu non lo vedrai più! Vedi
Dio in meditazione! Ma da dove salta fuori? Dalle nuvole? No, amici, in
meditazione non accade nulla! Il Signore Buddha si riferisce a questo
stadio di vacuità chiamandolo "sarvam shoonya" che significa "tutto
è vuoto". Questo vuoto, questo abisso, è l’esperienza Divina. Tutto
ciò che viene visto è soggetto ad una valutazione. Un ragazzo è alto: "Sì,
lui è alto ma l’altro è più alto." Quindi la teoria della relatività
opera nel mondo esterno: " Lui è onesto ma l’altro è più
onesto."Questo tipo di relatività, di paragone, ha luogo solamente in
relazione al mondo esteriore ma, quando chiudo gli occhi, come posso distinguere
l’alto dal basso, l’onesto dal disonesto? Non vi è niente di tutto questo!
Tutto è uniforme e non accade niente. Perché non accade nulla? La risposta è:
ovunque l'ego è coinvolto accade qualcosa.
L’individualità conduce al riflesso, alla reazione ed alla risonanza. Se io
vengo a parlare con te e tu mi rispondi gentilmente, io sono felice ma se tu non
mi parli, io sono infelice. Se mi offri una tazza di caffè, tocco il cielo con
un dito! Quindi, dove questo ego, dove l’individualità è coinvolta, c’è
una reazione, c’è un risuono ed un riflesso. Supponiamo che chiediate: "
Sai Ram, signore. Come state?" "Oh, bene!" Ma se lui si gira
dall’altra parte, ignorandovi, vi chiederete:" Cosa gli succede? Ce
l’ha con me? Ho sbagliato qualcosa?" Ci sarà un risuono, un riflesso ed
una risonanza dovuta a questa identificazione con l'ego, a questa individualità
della mente ma se chiudete gli occhi non vi è alcuna necessità di agire e
nessuna conseguente reazione.
Quando guardo qualcuno posso pensare: "Lui è mio amico" oppure "Lui non è mio amico", "Lui è un estraneo" o al contrario "Lui è di famiglia", "E’ un conoscente", "E’ un uomo intelligente", "Sembra uno sciocco".Questi pensieri sopravvengono quando l’individualità è presente, quando la mente è coinvolta. In altre parole, la mente giudica, valuta, misura. "Io so più cose di te" "Capisco! Però tu non sai quello che so io!" Ci sono alcune persone che sono così: se voi dite "Swami è arrivato alle otto" l’altro dirà "Oh, lo sapevo prima di te!" Che tu lo abbia saputo prima o no, il fatto è che Egli comunque è arrivato alle otto e questa è la realtà! Questo è il coinvolgimento individuale della mente:"Lo sapevo prima di te!" Questo è il senso dell’ego.
Un uomo che medita è sempre felice
Quando il senso dell'ego se n'è andato, quando la mente se n'è a andata e si è ritirata nell'abisso, nella valle del silenzio, non esiste più alcun paragone, nessuno è superiore a qualcun altro, nessuno è inferiore ad un altro. Non accade più niente perché la mente è assente. Per questo, dopo la meditazione, le persone sono estremamente felici. Un uomo che medita è sempre felice. "Io però ho un amico che medita sempre ma non è mai felice." Che incapace! Quello che lui fa non è certamente una meditazione! Fa qualcos'altro di certo. L’uomo che medita è sempre felice, gentile, sorridente e contento. Se non è così, allora la meditazione che dice di fare è una farsa, ipocrita e senza senso. Dato che nella vera meditazione si gode della stabilità della mente, dov’è dunque il motivo di essere infelici? Quando apro gli occhi e osservo quanto tu sei attivo, ho una ragione per essere infelice, perché io non sono attivo come te ma quando non esiste nulla, chi è che si sente superiore e chi si sente inferiore? Quindi la meditazione è la quiete che si raggiunge nel silenzio e quel profondo silenzio (shoonyam) non è altro che beatitudine. La felicità può essere espressa e la gioia può essere condivisa ma la beatitudine è assolutamente personale. Posso condividere la mia gioia, tu puoi rendermi felice, ma non si può produrre la beatitudine, non la si può essere trasportare né vendere. No, essa è possibile attraverso il processo della meditazione ed è totalmente personale.
La Meditazione allontana la mente dall'ego
Prima di passare al prossimo punto e di concludere con questo, permettetemi di richiamare la vostra attenzione su di un aspetto importante. Come studente di scienze voglio dirvi questo: quanto più la mente distanzia se stessa dall’ego-sé, tanto più state meditando. Ripeto: voi siete in meditazione quanto più la mente riesce ad allontanare se stessa dall’ego-sé. In altre parole la meditazione allontana la mente dall'ego. Qual è il problema in tutto questo? Il problema è che la mente pensa di essere il vero Sé. Invece la mente è l’ego-sé, quindi è arrogante ed è egoista. La mente è questo ego-sé e di conseguenza è depressa e frustrata. L’euforia, il giubilo, la frustrazione, la depressione, ogni cosa si trova qui. La mente è convinta di essere il vero Sé ma quando essa viene meno ( per esempio durante la meditazione, quando l’ego-sé è in silenzio), allora il vero Sé prende il sopravvento e la mente diviene, come dopotutto dev'essere, solo uno strumento nelle mani del vero Sé. Sono stato chiaro?
Permettete al Sé di essere il Maestro
La meditazione dunque crea un grande salto, un’ampia distanza di modo che la mente sia in grado di sapere cos’è realmente: è una dominatrice, ha dominato tutta la mia vita e l’ha resa peggiore di quella di una scimmia! La mente è una scimmia pazza, sta giocando con me con una quantità di brutte abitudini ed io non riesco ad essere felice come vorrei perché essa mi rende così. Devo dunque far capire questo alla mente: "No, tu non puoi giocare. Mettiti calma." Poi c’è il vero Sé, che è il Maestro della mente. Quando gli impiegati di second'ordine della finanza controllano l’ufficio, gli affari vanno a rilento ma quando è l’esattore ad occuparsi delle cose, allora esse si muovono alla svelta. Allo stesso modo, con la mente siamo nelle mani degli impiegati, siamo nelle mani di chi fa il lavoro più umile, degli impiegati della più bassa categoria. Ecco perché vi è corruzione, manipolazione e cattiva amministrazione. "Andate dal Capo!" Quando ero giovane, in ogni banca si usava esporre questo cartello "In caso di ritardo parlate con il Direttore" avvertiva di passare dal direttore con i propri incartamenti per poter velocizzare il lavoro che doveva essere fatto. Nel nostro caso il direttore è il Sé. Gli "impiegati" sono la mente ed i sensi. Se vogliamo aver a che fare con i sensi e la mente, con gli impiegati e i custodi, dovremo subire dei ritardi ed i nostri documenti saranno probabilmente scritti e riscritti. Perciò amici, fate di questo Sé il Maestro,siate sempre in collegamento con Lui, Siate il Sé; perché VOI SIETE IL SE'.
La mente è abituata ad essere infelice
Sfortunatamente mi sono abbassato al livello di identificazione con la mente e questa infelicità l'ho invitata io stesso. Ho dato il benvenuto a questa infelicità. Alcune persone sono davvero felici della loro infelicità, non sto scherzando. Alcuni sono felici nella loro infelicità. Non fraintendetemi, sono perfettamente lucido! ( Risate). Perché dico questo? Molti serial televisivi, tra le 18 e le 20:30 vi fanno piangere amaramente ma alla gente piace piangere! Essi pagano per piangere! E più piangono più amano questo serial. Perciò, potete dire di essere felici della vostra felicità? No, siete felici dell’infelicità! Questa è la cosa più triste. La mente si è abituata a questo. Ciascuno vuole essere compatito: "Oh poveretto, hai lavorato così duramente ma nessuno ha riconosciuto il tuo lavoro. Nessuno ti capisce, e non hai avuto alcuna promozione. Poverino, mi dispiace tanto per te!" "Uh, uhhh!" e lui è felice. Se qualcuno va da una casalinga e le dice " Cara, tuo marito ti trascura così occupato com’è con i suoi affari, anche se tu fai così tanto!" ella risponderà: "Oh per favore, prendete pure un tazza di caffè prima di andar via!" (Risate) La mente cerca sempre compassione e simpatia. Noi troviamo conforto e felicità in questo ed è veramente uno stato di cose molto triste! Ma non possiamo essere veramente felici della nostra felicità? Certo! Ma dobbiamo coltivarla. In qualche modo, per parecchie vite, abbiamo proceduto lungo il sentiero sbagliato e poi questo sentiero si è logorato fino a diventare una rotaia, una vecchia abitudine, ci siamo abituati a questa rotaia. Ora dobbiamo sviluppare il metodo per essere felici. Hey! Ma voi siete già felici! Voi desiderate essere infelici e quindi diventate infelici; ciò significa che l’infelicità la costruiamo. La felicità è qualcosa con cui io sono nato. Sono nato con la felicità ma divengo infelice a causa delle cattive abitudini della mente. La meditazione ci aiuta a riconnetterci con la nostra gioia innata.
Raggiungere una
condizione priva di pensieri
Ecco un esempio: noi continuiamo a dire " Sai Ram, Sai Ram, Sai Ram".
Che cosa è che ce lo fa dire? È la mente.
Io vado ripetendo " Sai Ram, Sai Ram, Sai Ram " nella mia mente
ed arriva un momento in cui non lo dico più perchè la mia mente si ferma
ed io sperimento di colpo la beatitudine.
Oh, come è bello!
Quindi io comincio con la mente
e poi la mente si zittisce dandomi questo risultato.
Questa è meditazione.
Invece, se io dico "Il mio tempo di meditazione è dalle 4 alle 5"
io sono un programma del computer, ecco tutto.
Non si può fissare un orario, non si può fissare un'ora in cui smettere la meditazione
perchè la meditazione è un processo in cui si comincia con la mente e poi la mente svanisce,
sparisce, viene sottomessa, si
dissolve ed il processo produce dei risultati senza che lo sappiate
perchè la vostra mente non sta funzionando.
Quello è lo stato di beatitudine.
Lo zucchero e l'acqua possono all'inizio essere separati
ma quando lo zucchero è completamente sciolto nell'acqua,
quando non potete più vederlo, quella è meditazione.
Lo zucchero è la mente, l'acqua è la condizione.
Quando la mente è completamente disciolta, quello è il risultato finale, la fruttificazione.
Quello è lo stato di beatitudine, di meditazione: una condizione di assenza di pensieri.
LA
MEDITAZIONE 'ACCADE'
Amici miei, quando pensiamo a Dio, quando stiamo soli per qualche tempo in piena concentrazione, noi chiamiamo questo meditazione. Vorrei condividere con voi alcuni punti di riflessione:La meditazione non è un processo. La meditazione non è un'attività. La meditazione accade. La meditazione non termina mai. Se tu la fai, non stai meditando. Ma se accade, allora stai meditando. Perciò, tu puoi essere in meditazione ma non puoi mai fare la meditazione. Sono stato chiaro? Non potete fare la meditazione! Solo essere in meditazione: provate ad essere mai a fare! Cosa intendo con questo? Dal momento che voi fate qualcosa diventate colui che agisce. Mi seguite? Se divenite colui che fa, naturalmente ego ed orgoglio si insedieranno nella vostra testa, come un serpente pronto ad attaccare che alza la sua orribile testa. Quando giocate il ruolo di colui che fa, divenite orgogliosi ed egoisti. Perciò, non fate! Ma siate solamente.
(Anil Kumar)
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Lo scopo della meditazione è l'eliminazione della mente.
Ora nasce una domanda: che cosa accadrà? Ora io so quali pensieri arrivano.
Alcune persone hanno comprensione, altre no. Alcuni provano rimorso di avere
così tanti pensieri, altri si arrovellano su quando i pensieri finiranno.
"Oh, i pensieri arrivano uno dopo l'altro! Che cosa accadrà? "
Semplicemente osservando la vostra mente, diventando coscienti dei pensieri,
essi si fermano. Tutti i pensieri si arrestano, si arrestano completamente.
Quando siete consapevoli dei vostri pensieri essi finiscono: la mente è
andata. La mente non è altro che un groviglio di pensieri ed, una volta che
voi prendete coscienza del processo del pensare, i pensieri svaniscono; questo
è ciò che significa eliminazione della mente o annientamento della mente. La
perdita o scomparsa della mente è il risultato della vera meditazione. Alcuni
dicono: " In meditazione io vedo Swami qui nel centro ". Perché non
dappertutto? Perché sono qui nel centro? Altri dicono: " In meditazione,
io vedo il colore blu o il colore giallo ". Fai un esame della vista. Che
cos'è tutto questo? " Quando medito vedo Swami che balla " Calma,
calma! La tua mente balla e fa ballare anche Swami! Perché no? Questa è
tutta una proiezione della tua mente. Tutti i colori differenti che
sperimentiamo e tutte le affermazioni come " Quando medito Swami mi
parla; Swami mi dice questo " sono proiezioni della mente. Mi perdonino
quelli di voi che potrebbero offendersi ( Risate).
Il testo di filosofia Vedanta dice: " Tutti i tipi di esperienze di cui
parlate come colori, apparizioni, forme, dettati, istruzioni, non sono altro
che proiezioni della mente ".
La mente esiste ancora per cui questa non può essere la fine della
meditazione, non può essere il raggiungimento della meditazione, quello non
è lo scopo della meditazione. Lo scopo della meditazione o il suo compimento
è la cancellazione della mente. Questa è la annichilazione della mente,
questo è lo scopo della meditazione.
Il Samadhi è lo stato della non mente.
" Signore, che cosa c'è di male se c'è la mente? " Non c'è niente
di male, no. Se la mente è ancora lì, se non è stata cancellata, voi siete
ancora nel mondo anche se siete in una stanza ben chiusa. Voi siete
indisturbati in una stanza ma la mente è molto disturbata; essa è
responsabile dell'agitazione e dell'ansia. Quella mente deve essere
cancellata. Come si cancella la mente? " Osservate la vostra mente chiuse
" dice Bhagavan. Osservate la vostra mente, osservate lo scorrere dei
pensieri ed essi si fermeranno e la mente sarà cancellata. Voi goderete di
uno stato di beatitudine. La cancellazione della mente, o stato della non
mente, è chiamato Samadhi. Il Samadhi è lo stato della non mente, della
totale eliminazione della mente.
" Swami, per favore, mettila in una forma che noi possiamo comprendere
". Swami ha dato un esempio. Il nostro Swami è un Dio molto
compassionevole. Egli ha fatto Discorsi a volumi, tutti i volumi dei Discorsi
di Sathya Sai ed in questi Egli ha dato un bellissimo esempio: un bambino
birichino sta facendo un mucchio di confusione, divertendosi un mondo, facendo
tutto quello che gli salta in testa e gridando. Gli date un sculaccione? Se lo
fate il bambino comincerà a piangere il che disturba molto di più della
normale confusione. Che cosa dovreste fare allora? Semplicemente guardatelo,
questo è tutto. Guardatelo soltanto, con uno sguardo severo, uno sguardo
serio. Il bambino lo noterà e capirà "Oh, papà è serio". Ecco
tutto. Egli interrompere la sua monelleria accorgendosi che essa è stata
notata da suo padre o da sua madre; uno sguardo serio è sufficiente. Quando
voi guardate il bambino, egli starà in guardia e smetterà di fare il
discolo. La mente è come il bambino, gioca e salta dappertutto: non potete
sculacciare questo bambino.
La mente non può essere controllata.
Ci sono alcuni che dicono: " La mia mente è instabile; io non sono
capace di controllarla. La mente non può essere controllata ". Come
pensate di poterla controllare? Se voi pensate di controllarla significa che
non è la mente; se voi pensate di averla controllata di nuovo questa è
l'immaginazione. Qualcuno ha detto: " Signore, io ho il totale controllo
della mia mente ". Vedo che tu non hai nessuna conoscenza del controllo
perché la mente non può essere controllata. Se qualcuno dice " Signore,
io ho fermato l'aria ":Oh, capisco. Non credo che ci incontreremo di
nuovo, grazie (Risate). Tu sei già pazzo; non far diventare pazzo anche me!
Proprio come non potete stringere l'aria in pugno, come non potete impedire
che le foglie degli alberi cadano per il vento, così la mente non può essere
controllata. "Oh, capisco. Se essa non può essere controllata che cosa
dovrei fare? "
Dirottate la mente verso pensieri sacri.
Voi potete dirottare la mente. Lasciate che vi dia un esempio: la moglie è
molto seria, è molto turbata; che cosa fa il marito? Egli si informa circa i
suoi suoceri come al solito: " Come sta tuo padre? Come sta tua madre?
"Egli ha visto che la faccia di lei è molto seria. " Ho incontrato
tuo fratello per via; sta bene e mi ha chiesto di te ". Ora supponete che
ella cominci a parlare seriamente. Quell'uomo dirà: "Mamma mia! Ho
lasciato il gelato in macchina! ". Perché fa questo? Per dirottare
l'attenzione di sua moglie. Noi facciamo questo nella vita ma non lo facciamo
per noi stessi; questa è la tecnica. Quando il capo è molto arrabbiato con
voi, che cosa fate? Andate da lui e dite: " Buongiorno signore,
buongiorno. Ho incontrato poco fa un amico che mi diceva quanto io sia
fortunato ad avere un capo come lei, un uomo che pretende la disciplina
". Il capo era pronto assaltarvi addosso, ma quando voi raccontate che
qualcuno si è congratulato con voi per la vostra posizione in ufficio, si è
sentito gratificato ed ha dimenticato la sua rabbia. Baba è un maestro nello
stornare l'attenzione; eccone un esempio: io ho molti problemi, vorrei
piangere ed aspetto l'opportunità di piangere davanti a Swami in modo che
vengano risolti! Egli non mi guarderà per due giorni; non vuol disturbare
questo otre dei venti! (Risate) Che cosa accade il terzo giorno? Invece di
preoccuparmi circa i miei problemi io mi preoccupo del fatto che Swami mi
guardi o meno. Sono stato molto in pensiero per i miei problemi fino ad ora;
questo otre è rimasto così, indisturbato, chiuso, ma ora vengo distolto:
" Swami non mi guarda; è possibile che sia arrabbiato con me? Perché
dovrebbe essere arrabbiato con me? " La mia attenzione è stata
dirottata: ora sono preoccupato pensando se Egli mi guarderà o no. Il quarto
giorno Baba mi farà un mezzo sorriso: "Ah, allora non sono in colpa!
Baba non è arrabbiato con me ". Oppure " Baba è contento di me
". Poi Egli mi farà un bel sorriso e poi, passando con la Sua macchina,
mi guarderà profondamente negli occhi. Io vado a casa tutto soddisfatto. Mia
moglie mi chiederà: " Allora, quel problema? " "Oh, l'ho
dimenticato " dirò io. Ecco! Sono andato là con tutti questi problemi:
che cosa è accaduto? Il problema è rimasto quello che era ma un mezzo
sorriso di Swami a distolto da esso la mia mente. Questa è " Tecnologia
Divina ". Noi conosciamo l'M.Tech. (Laurea in materie tecnologiche) ma
questa è D.Tech., Tecnologia Divina della distrazione dell'attenzione.
Similmente noi non possiamo controllare la mente, noi possiamo solo dirigerla
o distoglierla. Pensate a Swami, pensate a Dio, pensate a cose sacre e
continuate ad osservare lo scorrere dei pensieri; alla fine si fermerà del
tutto. Questo è chiamato "eliminazione della mente" o "stato
di Samadhi", lo stato della beatitudine. La prossima settimana parleremo
ancora delle bizzarrie della mente. Grazie per il vostro ascolto paziente, vi
ringrazio molto.
(Anil Kumar)
Meditazione significa focalizzare tutta la propria attenzione esclusivamente su Dio,
o se si preferisce, sul Supremo, sull'Eterno, su Quello,
mettendo in pratica tutta una serie di procedimenti fisici, psicologici e metafisici
atti a liberare la propria anima in una beatitudine senza fine.
Ti obbedisco nel tempio della disciplina;
Ti amo nel tempio della devozione;
Ti adoro nel tempio del mio amore;
Tocco i Tuoi piedi nel tempio della quiete;
Contemplo i tuoi occhi nel tempio della gioia;
Ti sento dentro di me nel tempio dell'emozione;
Lotto per Te nel tempio dell'attività;
e ti godo nel tempio della pace.
(Dal libro "L'Eterno Miraggio" di Giordano Bruno Ciccarelli - EUROeditrice)
Meditare significa cancellare il bagaglio delle esperienze accumulate per rapportarsi direttamente alla realtà.
Meditare non significa pensare al sé o alla propria mente; significa invece imparare a guardare senza interposizioni mentali.
Per guardare la realtà così com'è, direttamente, immediatamente, dobbiamo sospendere tutte le interpretazioni
e le immagini mentali. La meditazione è in tal senso il passo successivo alla riflessione.
Scopo della meditazione non è far provare esperienze soprannaturali, ma far riscoprire le meraviglie del naturale.
Se io cerco il Buddha fuori di me, non cerco il Buddha che sono io stesso.
Meditare significa trovare la propria natura buddhica,
quella natura che tutti possediamo quando il nostro corpo è acquietato e il nostro spirito è in pace.
Non puoi ottenerlo pensandolo, non puoi ottenerlo non pensandolo.
Con la meditazione non dobbiamo ottenere o conquistare qualcosa; dobbiamo liberarci di qualcosa.
Abbiamo tutti perduto il paradiso della nostra felice condizione originale
e ci siamo chiusi nella caverna delle idee e delle percezioni condizionate.
Per uscirne, dobbiamo ripulire il nostro spirito di tutte quelle concrezioni che lo soffocano.
Ecco il senso di quell'operazione di decontaminazione che chiamiamo meditazione.
In meditazione non si punta ad esperienze soprannaturali; si scava in profondità.
Per riscoprire il senso dell'esistere - anziché attendere incidenti, shock e malattie -
prendiamoci periodicamente con la meditazione qualche minuto di vera "vacanza" mentale.
Meditare non è un fare, un conquistare, uno stringere; in tal senso - e solo in tal senso - è una "non azione".
Diceva Dogen: se tenete aperte le mani avrete tutta la sabbia portata dal vento;
se le chiudete, non stringerete che qualche granello.
Meditare è accogliere la lezione della realtà, al di là delle nostre interpretazioni.
Non si può afferrare il suono di un tamburo percosso se non afferrando il tamburo stesso o chi lo suona.
Occorre afferrare il tamburo e il suonatore-soggetto. Ecco perché la meditazione,
più che uno strumento di normale "conoscenza", è un metodo per trascendere le contrapposizioni.
Meditare è immergersi nel presente, lasciando perdere sia i ricordi sia le preoccupazioni per il futuro.
Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento è tutto il nostro tempo.
Solo la nostra mente, con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo può distruggere.
Per gli uomini, la mente è la sola causa della schiavitù e della liberazione (Maitry-Upanishad).
Imparare e pensare sono come trovarsi fuori dalla porta;
sedersi in meditazione è come entrare in casa propria ed essere in pace (Buddha).
Finché si usa la mente, ci si trova al di fuori della realtà, in un mondo virtuale dominato dall'insoddisfazione:
è come stare davanti all'ingresso della propria casa. Quando ci si siede in meditazione,
si scopre di essere finalmente a casa propria, a proprio agio!
Questa sensazione di benessere è il senso originario dell'essere.
Tutti i Buddha sono nella mente, solo gli illusi li cercano all'esterno (Detto Zen).
L'essenza della meditazione è questo "fermarsi e osservare".
Meditare è un tentativo di aprirsi, è considerare la possibilità di dilatare il proprio piccolo recinto.
Meditare è recuperare la prodigiosità del reale.
Meditare non è cercare di rispondere alla domanda: "chi sono io?", ma cercare di realizzarlo direttamente.
Meditare è uscire dall'astrattezza e ritornare alle cose.
Per meditare, dobbiamo imparare a mettere tra parentesi l'insieme delle conoscenze passate.
Destarsi dal sonno vuol dire diventare pienamente consapevoli di essere in questo preciso posto e in questo preciso momento.
In tal senso la meditazione è un tentativo di risveglio, è uno sforzo per concentrare tutta la propria coscienza qui ed ora.
La meditazione è una forma di spoliazione - alla ricerca del centro o del nucleo -,
e in ciò si distingue dall'apprendimento normale che è basato sull'accumulo di conoscenze.
Meditare è ritrovare l'essenza unitaria delle cose... la nostra natura, che è anche la natura del Tutto.
C'è un solo significato della vita: l'atto steso di vivere (Erich Fromm).
E' inutile cercare il significato della vita in qualche formula razionale o in qualche mèta da raggiungere al di là dell'esistere.
Il senso della vita è nell' "atto stesso di vivere", nell'esperienza che si sta compiendo qui ed ora.
Mentre l'attività mentale ce ne allontana, la meditazione vuol essere un atto di riappropriazione, di reintegrazione.
In meditazione si fa affidamento sulla propria forza interiore.
E' ad essa che si fa appello per risolvere i problemi.
In meditazione ci si affida alla propria natura, che è parte di quella generale,
e si cerca di lasciare il maggior spazio possibile alla propria spontaneità.
Il silenzio meditativo non è un tacere; è un assimilarsi all'Universale pre-linguistico.
Meditare è imparare a percepire e a esprimere la realtà senza l'interposizione della mente.
In meditazione si parla spesso di "ascolto" perché quello che si cerca non è un significato,
ma un'intima risonanza, un'armonia, un'immedesimazione.
"Tao" e "Buddha" rappresentano una natura che possediamo tutti,
ma che le attività della vita ci fanno dimenticare di avere, anzi di essere. Meditare significa reintegrarsi in essa.
Meditare significa distaccarsi dalle opinioni correnti e cercare nell'esperienza profonda i criteri di orientamento.
Meditare è cercare quella natura originaria cui tutto appartiene, cui tutto partecipa.
Meditare non è adorare qualche essere o Principio supremo: questa è la religione tradizionale.
Meditare è la fine d'ogni sovrapposizione mentale.
Meditare è vedere la complementarietà - e dunque l'unità - degli opposti.
La mente non può vedersi nella sua interezza; se si guarda, si divide.
Meditare è deporre lo sguardo che separa e reintegrarsi.
Ognuno deve cercare personalmente, domandarsi personalmente,
capire personalmente e risvegliarsi personalmente. (Detto Zen)
La responsabilità del risveglio non può che essere individuale: nessuno può vivere al posto nostro.
Dovete vedere voi stessi, diceva un maestro. Nessuno può sostituirvi.
Non c'è qualcuno che ci salvi dall'esterno: ognuno deve farlo per proprio conto.
Non c'è possibilità di delega o di mediazione; anzi, deleghe e mediazioni sono proprio ciò che ci ostacola nel cammino.
Lo sforzo dovete farlo voi, sostiene il Dhammapada.
I Buddha sono soltanto coloro che indicano la Via.
Meditare è essere in prima persona.
La meditazione non è un rito di adorazione di qualche divinità, ma un metodo di sviluppo della propria coscienza.
Meditare è un volgersi della coscienza verso se stessa, escludendo le mediazioni mentali.
Microcosmo e macrocosmo, la parte e il tutto:
meditare è rendersi conto che ognuno di noi ha la stessa radice del tutto, né migliore né peggiore.
Microcosmo e macrocosmo, la parte e il tutto:
meditare è rendersi conto che ognuno di noi ha la stessa radice del tutto, né migliore né peggiore.
Qual è la sala in cui meditare? Il tuo stesso cuore. (Dogen)
Anche se il luogo di meditazione è limitato, esso racchiude l'intero Universo.
Anche se il nostro spirito è piccolo, esso contiene l'infinito.
Meditare è installarsi in questo tempio interiore.
Meditare è imparare a guardare senza interposizioni mentali.
La fase dell'illuminazione coincide con una perdita del senso del piccolo ego e dei suoi limiti, con un sentimento di vastità.
In realtà, nella meditazione, non si ha una perdita, ma una dilatazione dell'io
Meditare è allargare i confini della personalità.
Nella meditazione si lasciano perdere le condizioni esterne e si punta al centro della propria coscienza...
la "barriera senza porta"!
L'uomo entra in una fase di meditazione quando mette da parte ogni idea di acquisizione, anche intellettuale.
Sulla via della meditazione, giunti nel punto essenziale, troverete più cose che altrove. (Yuan-wu)
Meditare è sviluppare una tecnica di "ascolto" del modo in cui poniamo le domande stesse.
Meditare è porsi nel centro d'equilibrio, là dove la concentrazione si unisce al distacco.
Non basta la frequentazione dei santi e dei saggi, non basta la conoscenza intellettuale; occorre un'esperienza diretta.
Le nostre menti sono generalmente ingombre di oggetti - di pensieri sulle cose, di reazioni a stimoli esterni -
e questo crea un muro che ci chiude fuori, che ci separa da noi stessi.
La consapevolezza di un uomo è nascosta dal suo intelletto, proprio come le nuvole oscurano la luce del sole.
Meditare è togliere quelle "nuvole" per far risplendere di nuovo la coscienza originaria.
La verità non è ciò che è razionale, buono, morale o accettabile, ma ciò che accade.
Meditare è avvicinarsi alle cose al di fuori degli schemi mentali.
La verità è il fatto stesso, è ciò di cui facciamo un'esperienza diretta,
è ciò in cui siamo coinvolti nel momento stesso in cui lo viviamo. Il resto - o il momento dopo - è interpretazione.
L'essenza della meditazione è questa sospensione dell'attività interpretativa in cui si può cogliere un "percezione pura".
In origine la Via è priva di parole. Noi la illustriamo con le parole.
Ma, quando volete vederla, dimenticate le parole. (Detto Zen)
Non dobbiamo prestare attenzione all'eco, ma "alla valle che abbraccia l'eco".
In meditazione bisogna risalire verso la fonte.
Quando il pesce nuota, intorbida l'acqua. (Detto Zen)
Quando la mente produce pensieri e parole, oscura la Via.
E' per questo motivo che in meditazione si cercano immobilità e silenzio.
E' importante comprendere che il senso più profondo dell'essere è il lasciare,
il quale è fondamentalmente diverso dal fare. (Martin Heidegger)
I maestri Zen esprimono questo concetto con un gesto: aprire il pugno chiuso.
Chi medita deve imparare a lasciar andare, a lasciar essere.
E' questa apertura che permette l'incondizionata manifestazione dell'essere.
Ed ecco che all'improvviso Dio viene nel tuo essere e nelle tue facoltà,
perché tu sei come un deserto spogliato di tutto ciò che era particolarmente tuo. (Meister Eckhart)
Se sei raccolto in te stesso, se sei distaccato da tutto e immobile, se raggiungi il fondo della tua anima,
lì ritroverai all'improvviso la "nuda e pura" Divinità.
Dio, che è a sua volta nulla - un nulla di tutti i condizionamenti -,
non può fare a meno di unirsi a chi si annulla in tal modo nella meditazione.
Non si deve pensare a nulla, nemmeno alla bontà e alla verità, perché "quando si pensa si aggiunge".
Meditare è un modo per diventare più sensibili, per rispondere con prontezza alle richieste della vita
La meditazione è un atto di percezione che va al di là della ragione analitica e discriminante.
(Da "Il libro delle 399 Meditazioni Zen" di Claudio Lamparelli -
Arnoldo Mondadori Editore - Milano - Edizione Oscar Narrativa - 1996)
La Meditazione è uno dei primi e più grandi passi per ottenere il silenzio.
(Indulal Shah)
Meditare significa comprendere nel proprio intimo l'imperturbabilità dell'essenza della mente.
(Il sutra di Hui Neng)
La meditazione non è altro che un tornare a casa,
un semplice riposarsi un po' all'interno del proprio essere.
Non puoi praticare la meditazione, puoi solo essere in meditazione.
Il punto non è fare qualcosa, ma essere. Non si tratta di un'azione, bensì di uno stato.
La meditazione è l'arte della trascendenza.
Se credi in una qualsiasi religione, non puoi meditare.
La religione interferisce nella tua meditazione.
La meditazione non ha bisogno di alcun Dio,
di alcun paradiso, di alcun inferno,
né della paura di essere punito
né della seduzione del piacere.
La meditazione non ha nulla a che fare con la mente:
è al di là, mentre la religione è solo mente,
esiste all'interno della mente.
Come agisce la meditazione?
In questi tre modi:
ti creerà appagamento,
ti permetterà di rimanere nel presente - ti aiuterà a rimanere nel presente,
e distruggerà il tuo ego.
La meditazione è l'arte di essere soli,
l'amore è l'arte di essere insieme.
Un giusto uso della mente porta alla meditazione,
un uso sbagliato alla follia.
La meditazione è l'arte della trascendenza.
La meditazione è uno stato di non conoscenza.
Meditazione vuol dire semplicemente mettere a fuoco l'attenzione.
La meditazione è l'esperimento di una morte graduale e volontaria;
è un esperimento per andare dentro di sé e poi abbandonare il corpo.
Meditando tutta la vita, al momento della morte si sarà in totale meditazione.
Quando la morte accade in piena consapevolezza,
l'anima della persona rinasce in piena consapevolezza.
A quel punto, fin dal primo istante della nuova vita,
non si vive un giorno di ignoranza, ma di conoscenza.
Fin a quando ciò che appare ti sembrerà reale,
la tua attenzione non sarà diretta
verso colui che osserva, il testimone.
Solo quando le apparenze diventano irreali,
si è consapevoli del testimone.
Non puoi praticare la meditazione,
puoi solo essere in meditazione.
Il punto non è fare qualcosa, ma essere.
Non si tratta di un'azione,
bensì di uno stato.
La meditazione è più orientata verso la mente,
la preghiera è più orientata verso il cuore.
Oppure possiamo dire che la preghiera
è una tecnica di meditazione
per persone orientate verso il cuore.
Se la tua attenzione si trova nel terzo occhio,
la semplice immaginazione è sufficiente
per creare qualsiasi fenomeno.
Forse qualcuno ascolta il canto,
forse qualcuno ne è colpito,
pugnalato al cuore.
È il ruggito di un leone;
qualcuno potrebbe risvegliarsi dal suo sonno.
Solo quando si entra in meditazione, si entra nel tempio.
La meditazione è l'unico tempio senza mura.
La meditazione è l'unico tempio in cui, quando entri,
sei davvero all'interno di un tempio.
E chi comincia a vivere in meditazione
comincia a vivere nel tempio ventiquattro ore al giorno.
La meditazione ti conduce lentamente
alla fonte della vita.
La meditazione comincia
quando tu diventi testimone.
Il tempio serve solo a sperimentare bellezza, quiete e solitudine.
Allora il tempio sarà solo un luogo appropriato per la meditazione.
E la meditazione è il sentiero che porta a Dio.
La meditazione è un metodo scientifico,
perché in tutta la storia dell'umanità nessuno ha detto
che non ti conduce all'estasi suprema.
Questo è la meditazione:
mettere in silenzio il tuo biocomputer per alcuni momenti,
metterlo in una condizione di non chiacchierare,
di modo che tu possa guardare all'interno
ed ascoltare la tua natura più intima.
Un uomo sano non ha maschere.
Il suo volto è originale;
qualunque cosa egli sia, lo ammette.
Il volto originale è andato perduto,
e la riconquista del volto originale
è l'essenza della meditazione.
Tutte le meditazioni, non sono altro
che una profonda persuasione
fatta nei confronti della mente
per spingerla al punto di suicidarsi,
al punto in cui possa semplicemente cadere,
al punto in cui la mente stessa diventi un'assurdità tale
che ti diventa impossibile tirartela dietro oltre,
e ti limiti a lasciarla cadere.
Meditare significa creare sempre più calma,
e diventare sempre più silenziosi.
Meditare significa ottenere un equilibrio interiore.
La meditazione ti rende centrato nel centro
che Patanjali chiama Praman (retta conoscenza).
La meditazione è qualcosa di assurdo,
ma si deve arrivare a riconoscerlo.
E questa è una comprensione di grandissima portata:
quando si arriva a riconoscere
che la meditazione è qualcosa di assurdo,
essa cade semplicemente.
La meditazione è una rivoluzione
nella dimensione religiosa:
accantona semplicemente Dio,
senza neppure sollevare interrogativi in merito.
Non ne vale la pena, perché si tratta solo
di un'ipotesi non dimostrata, non sperimentata:
non merita neppure di essere presa in considerazione.
Quando diventi interiormente cosciente
e cominci ad osservare che corpo e respiro si sono rilassati,
e i pensieri sono cessati o si stanno ancora muovendo,
questa osservazione, questo essere testimoni,
questo stato di consapevolezza che osserva
è meditazione.
(Osho)
\
Che lui vi risponda o no
continuate ad invocarlo,
ad invocarlo senza posa
sotto le volte dell'assidua preghiera.
Che Lui venga o no
confidate
che sempre più si avvicini a voi,
ad ogni amorevole cenno del cuore.
Che vi parli o no,
non stancatevi di implorarLo.
Se pure non vi darà
la risposta che aspettate,
non dubitate che in qualche modo,
velatamente, si rivolgerà a voi.
Nel buio delle vostre profonde preghiere
sappiate che gioca a nascondino con voi.
Ed in mezzo alla danza della vita,
della malattia e della morte,
se continuate ad invocarLo,
senza lasciarvi sfiduciare
dal Suo apparente silenzio,
otterrete la Sua risposta.
(Paramhansa Yogananda)
\
Quando avrai afferrato ciò che doveva essere
afferrato,
Non lasciare la presa fino a quando non avrai successo,
Quando avrai desiderato ciò che dovevi desiderare,
Tieni duro fino a quando il tuo desiderio non sarà esaudito,
Quando avrai chiesto ciò che dovevi chiedere,
Non mollare fino a quando non avrai ottenuto ciò che avevi chiesto,
Quando avrai pensato ciò che dovevi pensare,
Vai avanti fino a quando non avrai avuto successo,
O Dio dovrà cedere alla tua preghiera
O tu dovrai chiedere intensamente e con tutto il cuore.
Questa è la strada che un vero devoto deve perseguire.
(Poesia Telugu)
Chi, concentrando la mente in un solo punto, mediti assiduamente su di Me, l'Imperituro,
e allo stesso modo rifletta sul proprio Sé nel loto del cuore, costui senza dubbio si libera.
La mia forma è l'Assoluto scevro di dualità, privo di un inizio, di un mezzo o di una fine.
Chi con devozione partecipa della mia luce splendente,
che è essere, coscienza e beatitudine, quegli conosce l'imperituro.
(Vasudevopanisad, 25-28)
La mente incomincia a meditare
allorquando albeggia la fede sull'orizzonte (mentale).
Se manca la fede non v'è meditazione.
L'uomo di fede medita.
Una fede profonda conduce alla meditazione.
(CHANDOGYA UPANISHAD, 19, 1)
Come calmare una mente agitata e affollata da pensieri, durante la meditazione?
Trattate pensieri disturbanti e irrealistici come un ladro in una casa vuota.
Non dategli niente, lasciate che guardi qua e la’, ma senza che trovi nulla.
Se quando avete la mente agitata non vi attaccate ai pensieri che emergono, non ci sarà alcun danno.
Non date alcuna energia ai vostri pensieri e non ne sarete disturbati.
Che cos'è questa pratica che chiamiamo «sedersi in meditazione?».
Secondo questo insegnamento, «sedersi» vuol dire, dal punto di vista esteriore,
non attivare i pensieri senza qualsivoglia ostacolo, in qualunque posto e in ogni circostanza.
«Meditazione» vuol dire, dal punto di vista interiore,
vedere con chiarezza la propria vera natura originaria e non confondersi.
(Huineng)
La meditazione è un'irruzione nella realtà:
non ti isola dal dolore esistenziale,
ma ti permette di immergerti così profondamente nella vita e in tutti i suoi aspetti
da penetrare la barriera del dolore e andare oltre la sofferenza.
(Bhante Henepola Gunaratana)
Seduto con la spina dorsale dritta,
i sensi e la mente rivolti al corpo,
col mantra che riverbera nel cuore,
attraversa il mare spaventoso di nascita-e-morte.
Educa i sensi all'obbedienza.
Regola le tue attività in modo che siano allineate con la meta.
Tieni salde le redini della mente,
come terresti quelle d'irrequieti corsieri.
Scegli per la meditazione un luogo pulito,
fresco e tranquillo,
una caverna col fondo di terra battuta,
senza pietre o polvere,
protetta dal vento e dalla pioggia
e gradevole alla vista.
(Shvetashvatara Upanishad)
Quando stai insieme alla persona che ami, puoi parlare con lei ed è piacevole,
ma il piacere non sta nella conversazione, sta nello stare insieme.
La meditazione è la forma più alta di preghiera:
in essa sei così vicino a Dio che non hai bisogno di dire nulla:
è solo bellissimo stare insieme.
(Swami Chetananda)
Un atto di meditazione è in realtà un atto di fede:
di fede nel tuo spirito, nel tuo potenziale.
La fede è la base della meditazione.
Non la fede in qualcosa fuori di te:
un buddha metafisico, un ideale irraggiungibile
o le parole di qualcun altro.
È fede in te stesso, nella tua "natura di buddha".
Anche tu puoi essere un buddha,
un essere risvegliato che vive e risponde
in modo saggio, creativo e compassionevole.
(Martine Batchelor)
Sviluppa una meditazione che sia come l'acqua:
facendolo scoprirai che i pensieri e le impressioni che ti possiedono fluiranno via.
Proprio come la gente lava via i liquidi corporei, il sudore e lo sputo, il pus e il sangue,
ma l'acqua non se ne ha a male e non si disgusta,
nello stesso modo questa meditazione dell'acqua ti porterà la pace.
(Majjhima Nikaya)
In una notte scura brancolano coloro per i quali solo il mondo esterno è reale;
in una notte ancor più scura vivono coloro per i quali solo il mondo interiore è reale.
La prima convinzione inclina a una vita d'azione,
la seconda a una vita di meditazione;
ma solo coloro che uniscono l'azione con la meditazione
possono attraversare il mare della morte con l'azione
ed entrare nell'immortalità con la pratica della meditazione.
Così abbiamo udito dai saggi.
(Isha Upanishad)
Prima di iniziare la meditazione,
fate diversi respiri lenti e profondi.
Tenete il corpo eretto,
permettendo al respiro di ritornare normale.
Molti pensieri si affolleranno nella mente:
ignorateli, lasciandoli andare.
Se persistono,
siatene coscienti con la consapevolezza,
la quale non pensa.
In altre parole, pensate il non-pensare.
(Dogen, Fukanzazengi)
Per alcuni il compito di tornare all'oggetto
mille o diecimila volte durante la meditazione
può sembrare noioso o, anche, di dubbia importanza.
Ma quante volte siamo andati lontano dalla realtà della nostra vita?
Forse un milione o dieci milioni di volte!
Se vogliamo risvegliarci, dobbiamo trovare la via del ritorno qui,
con tutto il nostro essere, con la nostra piena attenzione.
Così la meditazione è in un certo qual modo molto simile
all'addestramento di un cucciolo.
Metti giù il cucciolo e gli dici: «Resta!».
Ma Il cucciolo ti ascolta? No. Si alza e va via.
Lo fai sedere di nuovo: «Resta!».
E il cucciolo scappa di nuovo, ripetutamente.
Talvolta il cucciolo salta, corre a rotta di collo,
fa la pipì in un angolo o combina qualche altro pasticcio.
Le nostre menti sono più o meno come il cucciolo,
solo che fanno ancora più danni.
Nell'addestramento della mente, come in quello del cucciolo,
dobbiamo ripetutamente ricominciare più volte da capo.
(Jack Kornfield)
In meditazione, non aggrapparti a nulla e non respingere nulla.
Lascia che venga quel che viene e accoglilo, qualunque cosa sia.
Se ti vengono belle immagini mentali, va bene.
Se ti vengono brutte immagini mentali, va bene lo stesso.
Osserva tutte le cose allo stesso modo
e rimani in pace con qualunque cosa si manifesti.
Non combattere con quel che sperimenti:
semplicemente osservalo attentamente.
(Bhante Henepola Gunaratana)
La meditazione è superiore all'ascetismo severo e alla via della conoscenza.
È superiore
anche al servizio disinteressato.
(Bhagavad Gita VI, 46)
Esercitati nella meditazione, o monaco, e non essere disatttento.
Non lasciare che il tuo
pensiero vaghi verso il piacere.
(Dhammapada, 371)
Se voi iniziate concentrando la mente sulla calma, non otterrete che una calma fittizia.
Che significa la parola "meditazione"?
In questa scuola significa niente barriere, niente ostacoli;
meditazione è al di là d'ogni posizione oggettiva, sia buona sia cattiva.
L'espressione "star seduti" significa non
suscitare pensieri nella mente.
(Hui-neng)
La pratica della meditazione non è concepita per dare piacere,
ma per comprendere la verità del dolore;
e per comprendere la verità del dolore bisogna capire anche la verità della consapevolezza.
Quando c'è la vera consapevolezza, la sofferenza non esiste.
Attraverso la consapevolezza, piuttosto, la sofferenza cambia prospettiva.
Ciò non significa necessariamente che non provate dolore,
ma che la convinzione ossessionante di essere fondamentalmente in difficoltà è rimossa.
È come la rimozione di una scheggia.
Può far male e potreste ancora sentire dolore,
ma la causa di base di quel dolore, l'ego, è stato rimosso.
(Chögyam Trungpa)
Anche nelle fasi iniziali della pratica della meditazione c'è un elemento magico.
Potreste chiedervi donde venga questa magia, come venga in essere.
Avviene perché c'è un senso di sintonia con un modo interamente diverso di pensare,
contrastante con il nostro modo ordinario, samsarico o confuso.
Abbiamo deciso di rapportarci con la verità, il Dharma,
e abbiamo deciso di sintonizzarci con essa.
E questa sintonia, l'impegno in questo flusso, in questa direzione,
significa che ci si è automaticamente impostati su un certo tipo di potenza spirituale.
Non c'è niente di particolarmente emozionante o straordinario,
ma c'è la sensazione di un potere e di un'energia mistica,
per così dire, con cui si è in relazione.
Perciò non considerate la pratica
come un processo meramente meccanico che porta al risveglio.
La sintonia con la più alta verità è l'essenza che ci sta dietro.
(Chögyam Trungpa)
«Il meditante si ritira nella foresta, ai piedi d'un albero, o in un posto solitario,
si siede a gambe incrociate, col corpo eretto e con l'attenzione fissa davanti a sé.
Attentamente inspira, attentamente espira.
Egli comprende: "Inspiro calmando le attività del pensiero,
espiro calmando le attività del pensiero", così egli si esercita.
"Inspiro concentrando la mente, espiro concentrando la mente", così egli si esercita.
"Inspiro riflettendo sull'impermanenza, espiro riflettendo sull'impermanenza", così egli si esercita.
Così quando la presenza mentale dell'inspirazione e dell'espirazione è sviluppata e frequentemente praticata,
vi sono grandi remunerazioni e grandi vantaggi».
(Anguttara Nikaya, III, 121)
Imparare è come un disegno tracciato nell'acqua,
contemplare come un disegno vergato su un muro,
meditare è come un tratto inciso nella pietra.
(Gyalwa Godrakpa, "L'eremita delle scogliere di Go")
Dovremmo ricordarci sempre che la meditazione è coltivazione della pratica del non attaccamento.
Il Buddha insegnò solo la via di mezzo, e la consapevolezza non è altro che la via di mezzo.
Da un lato non è una pratica estenuante, dall'altro non si può fare senza sforzo.
Va fatta con equilibrio.
Se fatta nel modo giusto, non è un distaccato respingere né un aggrapparsi egoistico.
Quando vi sedete, state molto attenti a questi pensieri:
«Io sono
seduto, io sto osservando, io sto respirando, io sto
meditando, io sono questo, questo è mio».
(Buddhadasa Bhikkhu)
«Avrete visto nei film i cow-boy che cercano di domare i vitelli selvaggi che scalciano,
s'inarcano e lottano furiosamente senza stare fermi un solo istante.
Bene, la mente è come quei vitelli: non vuole mai stare ferma a lungo su nessun oggetto particolare.
Questo succede perché fin dalla nascita le nostre menti sono state abituate a rincorrere gli oggetti esterni percepiti dai sensi:
visioni, suoni, odori, sensazioni tattili e pensieri.
Nella meditazione ânapânâ ci si impegna a notare, a cogliere, ad osservare,
ad essere coscienti di ogni singola espirazione ed inspirazione.
Ciò serve a fornire un mezzo con cui la mente instabile
può essere ricondotta a un particolare oggetto, o base, ed essere così messa sotto controllo.
Come un vitello selvaggio dev'essere legato a un palo per impedirgli di scappare via,
così la mente dev'essere legata al palo della base del naso
con la fune della consapevolezza di ogni espirazione ed inspirazione per renderla calma e stabile».
(Sayagyi U Ba Khin)
Nella meditazione profonda i praticanti possono percepire forme come neve o fumo.
Possono avvertire un forte vento oppure vampate di calore.
Possono vedere nel loro interno sempre più luce: faville, lampi, il sole, o la luna.
Questi sono segni che si è avanti nel percorso verso il Brahman.
( Shvetashvatara Upanishad)
Lo studio è come un disegno tracciato nell'acqua;
la contemplazione come un disegno vergato su una parete;
la meditazione come un disegno inciso nella pietra.
(Gyalwa Godrakpa, L'eremita delle scogliere di Go)
Sviluppa una meditazione che sia come l'acqua:
facendolo scoprirai che i pensieri e le impressioni che ti possiedono fluiranno via.
Proprio come la gente lava via i liquidi corporei, il sudore e lo sputo, il pus e il sangue,
ma l'acqua non se ne ha a male e non si disgusta,
nello stesso modo questa meditazione dell'acqua ti porterà la pace.
(Majjhima Nikâya)
Chögyam Trungpa: Le pratiche di meditazione non hanno nulla a che fare con il valore delle tecniche come tali, ma sono basate totalmente sulla semplicità. Gli studenti non dovrebbero mai considerare la tecnica un potere magico. Devo avvertire tutti che la meditazione in sé non ha poteri magici, ma che ciascuno deve lavorare su di sé. Usando diligentemente la tecnica, da quel punto in poi, la gente comincia a evolversi. Nella tecnica c'è semplicità; non bisogna cercare di ottenere. La tecnica si trasforma in una parte di sé, come quando si beve una tazza di tè. Così la tecnica dovrebbe essere considerata una parte della vita quotidiana, piuttosto che una medicina o un sedativo.
Studente: Ma che cosa sviluppa la meditazione?
Chögyam Trungpa: Diventare equilibrato e diventare abile nell'affrontare la tua vita quotidiana.
Studente: Bene, ma come succede?
Chögyam Trungpa: Beh, semplicemente, succede!
(Chögyam Trungpa)
«[Nella pratica della meditazione] quando si presenta un piacere o un dolore corporeo,
è molto semplice: lo percepisci e lo lasci andare.
Non devi sottoporlo ad alcun processo di alcun genere.
Ogni situazione è unica, di conseguenza accompagnala e lasciala accadere secondo la sua natura».
Domanda: «Non capisco bene che cosa voglia dire "accompagnala"».
Chögyam Trungpa: «È una questione di accettazione.
Anche se l'accettazione di ciò che ti sta accadendo può essere disorientante,
semplicemente accetta la situazione data senza cercare di trasformarla in qualcosa d'altro;
non cercare affatto di trasformarla in un processo educativo.
Semplicemente osservala, percepiscila e quindi abbandonala.
Se sperimenti qualcosa e ti disappropri dell'esperienza,
allora crei uno spazio fra te stesso e quella conoscenza,
che semplicemente le consente di fare il suo corso.
La disappropriazione è come il lievito nel processo di fermentazione.
È un processo che fermenta lo stato mentale
in cui cominci ad imparare e a
"sentire" correttamente».
(Chögyam Trungpa)
Durante la pratica della meditazione,
non teniamo molto stretta la mente
e non la lasciamo completamente andare.
Se cerchiamo di controllarla, allora la sua energia ci rimbalzerà addosso;
se la lasciamo andare del tutto, allora diventerà molto selvaggia e caotica.
Così la lasciamo andare, ma nello stesso tempo manteniamo una certa disciplina.
Le tecniche usate nella tradizione buddista sono estremamente semplici.
La consapevolezza del movimento corporeo, del respiro e delle sensazioni del corpo
sono tecniche comuni a tutte le tradizioni.
La pratica di base è essere presenti, essere proprio qui.
L'obiettivo e la tecnica sono la stessa cosa: precisamente essere qui in questo preciso momento,
senza sopprimere né lasciare sfrenatamente andare, ma essere acutamente coscienti di ciò che è.
(Chögyam Trungpa)
Come un uomo che voglia domare un toro lo legherà a un albero,
così la mente dev'essere saldamente legata con la consapevolezza all'oggetto della meditazione.
Commento: Ashin Buddhaghosa spiega che quando un meditante lavora nel modo giusto, mantenendo la consapevolezza del tocco del respiro che entra e che esce all'imboccatura delle narici, prima o poi deve manifestarsi un segno. Spiega anche che il segno non è per tutti il medesimo. Per alcuni sarà un tocco lieve come un fiocco di cotone, un batuffolo di seta o una leggera brezza. Per altri potrà essere una forma come una stella, un diadema di gemme o un filo di perle. Altri avvertiranno una sensazione grezza come se venissero pinzati da una molletta di legno. Altri sperimenteranno il segno come una lunga treccia di corda, un mazzo di fiori o uno sbuffo di fumo. Altri ancora lo avvertiranno come una ragnatela, una pellicola di nuvola, un fior di loto, la ruota di un carro, il disco della luna, il disco del sole. Se appare un segno luminoso, non bisogna cominciare a pensarci né dargli attenzione diretta; il segno è originato dalla percezione, perciò bisogna capire che appare diverso a causa della differenza di percezione.
(Visuddhi Magga)
In meditazione tu stesso sei lo specchio che riflette la soluzione dei tuoi problemi.
La mente umana ha assoluta libertà all'interno della sua vera natura.
Puoi raggiungere la libertà intuitivamente.
Non praticare per la liberazione,
piuttosto permetti alla pratica in se stessa d'essere liberazione.
(Dogen)
Così non abbiate fretta e non cercate di spingere o affrettare la pratica.
Fate le vostre meditazioni delicatamente e gradualmente, passo dopo passo.
Riguardo alla pace interiore, se arriva, accettatela;
se non arriva, accettate anche questo.
Così è la natura della mente:
dobbiamo trovare il nostro giusto passo
e mantenerlo con costanza.
(Ajahn Chah, Bodhinyana)
Che cos'è la vera meditazione?
È fare di tutto:
tossire, inghiottire, ondeggiare le braccia, moto, quiete, parole, azione,
male e bene, prosperità e vergogna, guadagno e perdita, ragione e torto,
tutto in un solo koan.
(Hakuin)
Un antico maestro disse:
«Le montagne, i fiumi, la terra intera, tutta la moltitudine dei fenomeni non sono altro che te stesso».
Se potessi assorbire l'essenza di questo messaggio, non ci sarebbero attività al di fuori della meditazione:
ti vestiresti in meditazione e mangeresti in meditazione;
cammineresti, ti alzeresti in piedi, ti siederesti e ti sdraieresti in meditazione;
percepiresti ed avresti cognizione in meditazione;
avvertiresti la gioia, la rabbia, la tristezza e la felicità in meditazione.
(Muso (1275-1351)
Figlio mio, poiché credi d'essere il corpo sei stato imprigionato per lungo tempo.
Sappi che sei pura coscienza.
Impugnando questa conoscenza come una spada, spezza le catene e sii felice!
Perché tu sei già libero, senza peccato né karma, luminoso e brillante.
Sei vincolato soltanto dall'abitudine alla meditazione.
(Ashtavakra Gîtâ 14-15)
Se ti concentri, entri in trance
e ti siedi in meditazione concentrandoti su un oggetto,
impostando la mente sulla consapevolezza e la contemplazione,
praticando la via come un manichino meccanico,
quando mai arriverai alla meta?
(Pao-Chih)
Imparare a meditare è il dono più grande che possiate fare a voi stessi in questa vita.
Solo attraverso la meditazione potete mettervi in viaggio alla scoperta della vostra vera natura,
trovando la stabilità e la fiducia per vivere, e per morire.
La meditazione è la strada verso l'illuminazione.
(Sogyal Rinpoche)
La meditazione è necessaria solo quando la mente è distratta da false immaginazioni.
Sapendo questo, sono qui.
Senza gioia o dolore, senza aggrapparmi a niente, senza allontanare niente.
Maestro, sono qui.
(Ashtavakra Gita XII, 3-4)
«Nella pratica della meditazione
quando si presenta un piacere o un dolore corporeo,
è molto semplice: lo percepisci e lo lasci andare.
Non devi sottoporlo ad alcun processo di alcun genere.
Ogni situazione è unica,
di conseguenza accompagnala e lasciala accadere secondo la sua natura».
Domanda: «Non capisco bene che cosa voglia dire "accompagnala"».
Chögyam Trungpa: «È una questione di accettazione.
Anche se l'accettazione di ciò che ti sta accadendo può essere disorientante,
semplicemente accetta la situazione data senza cercare di trasformarla in qualcosa d'altro;
non cercare affatto di trasformarla in un processo educativo.
Semplicemente osservala, percepiscila e quindi abbandonala.
Se sperimenti qualcosa e ti disappropri dell'esperienza,
allora crei uno spazio fra te stesso e quella conoscenza,
che semplicemente le consente di fare il suo corso.
La disappropriazione è come il lievito nel processo di fermentazione.
È un processo che fermenta lo stato mentale
in cui cominci ad
imparare e a "sentire" correttamente.
(Chögyam Trungpa)
Tendiamo ad essere particolarmente ignari che virtualmente pensiamo, virtualmente per tutto il tempo.
Il flusso incessante dei pensieri che attraversano la mente ci lascia pochissimo spazio per la quiete interiore.
E ci concediamo comunque pochissimo, prezioso spazio semplicemente per essere,
senza dover sempre correre qua e là a fare cose.
Le nostre azioni sono tutte impulsive piuttosto che intraprese con consapevolezza,
sono controllate da quei pensieri e impulsi perfettamente ordinari
che attraversano la mente come un fiume in piena, se non come una cascata.
Veniamo presi dalla corrente che ci imprigiona e sommerge le nostre vite mentre ci trasporta in luoghi
dove possiamo non voler affatto andare e senza nemmeno renderci conto di dove stiamo andando.
Meditare significa imparare come uscire da questa corrente,
sedersi sulla sua riva ad ascoltarla, imparare da essa
e quindi usare l'energia per guidarla piuttosto che esserne tiranneggiati.
Questo processo non accade magicamente da sé. Richiede sforzo;
e noi chiamiamo lo sforzo di coltivare la capacità di stare nel momento presente
"pratica" o "pratica della meditazione".
(Jon Kabat-Zinn)
Come nelle profondità abissali dell'oceano non vi sono onde, ma tutto è calmo,
nello stesso modo il meditante si mantenga interiormente immobile e non ondeggi in alcuna circostanza.
(Sutta Nipâta)
La pratica della meditazione libera da tutti i tormenti.
Questa è la via dello yoga.
Seguila con determinazione e durevole entusiasmo.
Rinunciando completamente alle aspettative
e a ogni egoistico desiderio,
impiega la forza di volontà per dominare i sensi.
A poco a poco, con pazienza e ripetuto sforzo,
la mente finirà per trovare quiete in sé.
(Bhagavad Gîtâ VI, 23-25)
Se una persona medita con l'atteggiamento giusto,
con la giusta attenzione e consapevolezza,
allora - che abbia aspettative o no -
raggiungerà la comprensione.
È come riempire una ciotola di semi oleosi e spremerli,
o come tirare le mammelle a una vacca per mungerla
o riempire una zangola di panna e sbatterla: è il metodo giusto.
(Majjhima Nikâya)
In meditazione non aspettarti niente.
Siediti soltanto dietro e osserva quel che accade.
Tratta tutta quanta la faccenda come un esperimento.
Assumi un atteggiamento di attivo interesse per la prova in sé,
ma non farti distrarre dalle aspettative per i risultati.
Anzi, non essere ansioso di ottenere alcun risultato.
(Bhante Henepola Gunaratana)
Differenti scuole buddiste consigliano diverse posture meditative.
Alcune caldeggiano una ferma postura formale,
mentre altre sono meno rigide e più concentrate sui movimenti interni della coscienza.
Le tradizioni del Tibet, per esempio, consigliano una spina dorsale dritta, eretta ma rilassata,
le mani a riposo nel grembo, con il ventre molle, le spalle rilassate,
il mento leggermente retratto e lo sguardo abbassato, con le palpebre socchiuse;
la mandibola è molle con la lingua dietro i denti superiori, le gambe incrociate.
Un detto buddihsta Zen Soto insegna a sedere con il corpo formale e la mente informale.
Il punto essenziale comune a tutte le scuole è di rimanere equilibrati e all'erta,
al fine di squarciare il velo dell'illusione samsàrica.
(Lama Surya Das)
La meditazione zen non è culturismo
e non è nemmeno un metodo per ottenere qualcosa di materiale.
È la tranquillità, la beatitudine stessa.
È l'attualizzazione della verità e della saggezza.
(Dōgen Zenji)
“ L’ascesa avviene in solitudine,
in un lungo e tortuoso viaggio,
nel corso del quale nessuna tappa può essere bruciata,
nessun ostacolo può essere ignorato e nessuna prova evitata.
Il nostro tempio interiore non è solamente al centro della nostra anima e della nostra coscienza,
è all’apice delle nostre pene, dei nostri desideri,
in quel luogo inaccessibile della nostra geografia psichica in cui l’atmosfera è così luminosa e così limpida
che tutto ciò che ci vive e tutto ciò che cresce sembra
animato da una stessa trasparenza, una stessa presenza di felicità.”
Svami Yogananda Giri (Da
“Lettere a Svamiji” - Induismo nel mondo n.3)
La meditazione è il ricordo costante del Signore.
Vivekananda
Meditare significa comprendere nel proprio intimo
l'imperturbabilità dell'essenza della mente.
Il Sutra di Hui Neng
Sul sentiero della meditazione
bisogna abbandonare le parole
per non essere influenzati dagli altri.
Patanjali
\
La meditazione è una lente d'ingrandimento
con la quale si può sbirciare meglio il proprio Sé.
Nella meditazione è importante il supporto fisico
che fa da base all'esperienza.
Tutti gli snodi, tutte le leve e tutti gli ingranaggi
devono essere ben oliati, allenati, fortificati
e non devono assolutamente dar fastidio o far male;
chiave di questa agilità è, ovviamente, lo yoga.
Meditare significa anche influire benevolmente
sulla "massa" adiacente...
e sedersi beatamente "nel palco dell'anima"
per gustarsi la scena di quello che accade o accadrà!
(OM car)
\
Noi siamo le gocce...
Dio è l'acqua,
noi siamo i fiumi...
Dio è l'oceano.
Non dobbiamo scivolare all'esterno
ma implodere all'interno;
nella via
tutto va dal Sé al Sé.
(OM car)
\
La meditazione è un Darshan,
aspetti, aspetti...
e non vieni mai chiamato;
ma quando non ci pensi più,
ecco che arriva, puntuale,
la convocazione!
(OM car)
\
Ma in fin dei conti la meditazione non si può spiegare,
ognuno è solo nel percorrere la propria via.
Puoi leggere 1000 libri sul nuoto,
ma, se non t'immergi nell'acqua,
non imparerai mai a nuotare.
Non esistono insegnamenti,
tutti quelli ricevuti
sono solo sproni, spinte,
pungolii per far muovere
verso l'auto apprendimento.
(OM car)
Om Sai Ram